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10 consigli per la quarantena con i figli piccoli

10 consigli per la quarantena con i figli piccoli

Queste settimane di vita intensa mi hanno portato a capire fino in fondo che chi ha figli – soprattutto se piccoli – è in una condizione di quarantena profondamente diversa da chi non li ha o da chi li ha già grandi!

Oltre alla grande soddisfazione di poter passare più tempo con loro e alla gioia di vederli crescere da vicino, credo che come genitori possa accomunarci anche – più o meno spesso – la sensazione di affaticamento, un certo senso di disorientamento e il bisogno di “staccare” ogni tanto da queste responsabilità non-stop.

Credo ci siano variabili importanti che influiscono sulle singole situazioni.
Ecco le prime che mi vengono in mente (ce ne sono tante altre):

  • l’età dei figli
  • lo stile di vita di bambino e famiglia pre-quarantena
  • il numero di figli
  • le condizioni lavorative dei genitori
  • gli spazi domestici
  • l’attitudine personale

10 consigli per vivere al meglio la quarantena

Mi sono venuti in mente poi alcuni suggerimenti per aiutare i nostri bambini a trascorrere giornate il più possibile varie e piacevoli, tenendo conto delle limitazioni che dobbiamo vivere.

1. Almeno fino agli ultimi anni della scuola primaria, per i bambini le limitazioni di questo periodo sono in realtà un’occasione preziosissima e tanto desiderata per stare di più con i propri genitori (questo perché come fase di sviluppo la compagnia dei pari è importante, ma non ancora primaria) e fare una scorpacciata di vicinanza; teniamone conto anche nei momenti di fatica.

2. Sbalzi emotivi e oscillazioni umorali sono normali anche nei bambini: accogliamo gli stati d’animo per quello che sono, quindi fotografie di un momento, senza collegarle ad altro e senza farle diventare specchio o misura del nostro impegno.

3. Diamo ai nostri bambini dei riferimenti temporali all’interno della giornata: la settimana scorre tutta uguale, i giorni non si differenziano più gli uni dagli altri, ma dentro a ogni singolo giorno possiamo trovare abitudini e routines che facciano da punto di riferimento. Creiamo e manteniamo degli “appuntamenti” che possano piacere ai nostri piccoli (anche solo la colazione insieme, o la torta la domenica, o la storia della buonanotte tutte le sere…).

4. Soprattutto per i bambini più piccoli (ma vale un po’ per tutti), cercare di prevedere e alternare momenti di “concentrazione” a momenti di movimento: l’energia dei bambini è molta di più della nostra e loro hanno bisogno fisico di esprimerla (più o meno marcato a seconda del temperamento). Mettiamolo già in conto ogni giorno. In base a ciò che i nostri spazi ci consentono di fare, inventiamoci giochi in cui i nostri figli possano muoversi, prevediamo per esempio momenti di ballo, o percorsi a ostacoli con gli oggetti di casa, o “gare” con vari stili di movimento (salto, striscio, gattono, rotolo, faccio la rana, faccio il tal movimento…), a seconda dell’età orientate al piacere di agire o alla graduatoria finale… in modo da aiutare il bambino a muovere e lasciar defluire la sua energia anche attraverso il corpo.

5. Questione varietà di attività: offriamo ai nostri bambini attività diverse, senza però pensare di dover supplire per forza quello che avrebbero potuto fare in un asilo nido o in una scuola materna, luoghi per eccellenza preposti e strutturati per offrire loro attività e spazi idonei. A seconda dei nostri punti forti, proviamo a proporre le nostre idee, e cerchiamo di non fermarci lì. Esploriamo qualche novità o magari misuriamoci con qualcosa che ci ha sempre frenato… potremmo scoprire nuove frontiere anche per noi stessi!

6. Stiamo attenti alla tecnologia, ma allo stesso tempo permettiamoci di aumentare un pochino il livello di tolleranza: se prima era la mezz’ora o ora al giorno, credo che a seconda delle situazioni ci si possa adesso permettere di aumentare leggermente il tempo di esposizione o utilizzo di televisione, tablet, videogiochi. Sempre con controllo preventivo e supervisione da parte degli adulti. Sarà possibile poi – mettendo già in conto un po’ di fatica – riportare le abitudini alle condizioni precedenti.

7. Da un punto di vista emotivo, se stiamo affrontando un periodo complicato nella nostra relazione di coppia, cerchiamo il più possibile di limitare e contenere gli stimoli negativi: i bambini assorbono ciò che li circonda e la loro sensibilità li porta a captare anche segnali non espressi a livello verbale. In caso, chiediamo aiuto ai professionisti che svolgono la loro attività online (vi assicuro che la distanza fisica viene ben compensata dalla presenza emotiva!).

8. Individuiamo valvole di decompressione anche per noi: una doccia in pace, un po’ di sport casalingo, un’attività che ci piace, qualche minuto solo per noi… e cerchiamo di mantenerle come punti stabili, che ci orientino. Chiediamo collaborazione (a chi di adulto vive con noi o ai figli stessi) per preservare e ripulire le nostre energie, così necessarie in questo periodo.

9. Allo stesso tempo teniamo duro: la resistenza, la capacità di adattamento e la resilienza sono presenti in noi e sono risorse preziose e plastiche.

10. E, in ultimo, perdoniamoci quando sbagliamo: serve un po’ di misericordia anche per noi, che ci stiamo trovati a essere persone, genitori, maestri, insegnanti, lavoratori tutto in una volta e per un periodo che non si sa bene quando finirà.

Piccoli suggerimenti dedicati a chi ha figli neonati o bambini sotto ai 2-3 anni

I bimbi piccoli comunicano di più attraverso il corpo, che è il loro canale preferenziale e primo veicolo di conoscenza del mondo. Anche i bisogni vengono espressi di più attraverso il contatto fisico: non preoccupiamoci troppo quindi se in questo periodo sono cambiate abitudini legate al sonno o all’attaccamento alle figure genitoriali.

E’ frequente infatti che proprio in queste due aree i bimbi cerchino una forma di rassicurazione più intensa, per canalizzare le modalità di adattamento alle condizioni attuali e alla percezione di un mondo emotivo che intorno a loro è cambiato. Fortunatamente, più sono piccoli più i loro bisogni trovano risposta nel contatto con i genitori, soprattutto con la madre.

I bambini piccoli infatti sono meno orientati verso la sfera sociale rispetto a quelli un po’ più grandi, e ne hanno meno bisogno, sia che prima del Covid fossero a casa, sia che frequentassero il nido; chiaramente per i bambini che andavano al nido c’è stato un grande cambiamento nelle routines, ma rimane il fatto che il contatto coi genitori è la loro fonte di soddisfazione e benessere più grande.

1. Cerchiamo di dare conferme della nostra presenza quando il bambino ci cerca, essendo disponibili al contatto fisico (forma primaria di rassicurazione e contenimento) e rispondendogli in maniera tranquilla e assertiva, anche nel caso in cui in quel momento non possiamo restare fisicamente con lui: la nostra voce e il nostro sguardo comunicano il riconoscimento del suo bisogno e la nostra tranquillità nel dargli conferma lo aiutano a sostenere anche un “no” momentaneo; più è piccolo, comunque, più il contatto (richiesto e offerto) deve essere a disposizione.

2. Diamoci la possibilità di accettare che il nostro bambino comunichi il suo adattamento attraverso cambiamenti comportamentali: difficoltà o tempi più lunghi nell’addormentamento, ricerca di maggior contatto diurno o notturno, cambiamenti nell’allattamento, ricerca di rassicurazione più serrata, piccole regressioni, differenze nell’espressività emotiva… Sono tutti modi attraverso i quali i nostri bambini comunicano i pensierini che ancora non riescono a formulare con le parole: proviamo a leggerli e a tradurli noi per loro, elaborandoli e restituendoglieli attraverso la nostra voce.

3. Cerchiamo di mantenere il più possibile delle abitudini funzionali e utili alla nostra vita familiare: orari, utilizzo dei luoghi domestici, attività di gioco o manipolazione da fare insieme, piccoli svaghi all’aperto (ora che i permessi lo consentono). Non rigidità, ma stabilità. Questo aiuta il bimbo a costruirsi dei riferimenti anche in una situazione diversa da quella che magari viveva prima del lockdown.

4. Allo stesso modo, prendiamoci la responsabilità di scegliere per lui: il neonato non sa scegliere per sé, dobbiamo farlo noi (anche tirando a indovinare se non capiamo al volo, o cambiando strada se vediamo che non è la scelta adeguata) e a volte questo significa anche per esempio evitare certi stimoli, se vediamo che per il nostro bambino (o per noi) in questo periodo sono troppo destabilizzanti.

5. Approfittiamo, se queste settimane ce ne danno l’opportunità, del tempo insieme al nostro partner: coinvolgiamolo nella cura del bambino, diamogli la possibilità di sperimentarsi nell’accudimento e nelle prassi quotidiane legate al bimbo, affinché da un lato possiamo condividere di più gioie e fatiche dell’essere genitori (rafforzando in questo modo anche la complicità e la sintonia di coppia) e dall’altro permettiamo al bambino di costruire un po’ alla volta un legame di attaccamento e di fiducia con entrambi i genitori.

6. Portiamo pazienza: tariamo le nostre aspettative e i nostri obiettivi sul momento che stiamo vivendo; diamoci la possibilità di adeguarci un po’ alla volta ai tempi particolari in cui siamo immersi; orientiamo lo sguardo a ciò che questo periodo ci permette di vivere (e non solo a quello che ci toglie).

Ci sarà il tempo per tutti (anche per i nostri bambini, se sarà necessario) di riabituarsi a ritmi di vita più simili a quelli che ci ricordiamo.

Spero di essere stata utile; sono, a maggior ragione in questo periodo, a disposizione per domande o chiarimenti!

 

Ringrazio per i consigli e le indicazioni

Dott.ssa Luisa Belleri
Psicologa dello sviluppo, psicologa perinatale e psicoterapeuta presso lo Spazio La Libellula
belleri@spaziolalibellula.it
324 665 06 39

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Oltre alla grande soddisfazione di poter passare più tempo con loro e alla gioia di vederli crescere da vicino, credo che come genitori possa accomunarci anche – più o meno spesso – la sensazione di affaticamento, un certo senso di disorientamento e il bisogno di “staccare” ogni tanto da queste responsabilità non-stop.

Credo ci siano variabili importanti che influiscono sulle singole situazioni.
Ecco le prime che mi vengono in mente (ce ne sono tante altre):

  • l’età dei figli
  • lo stile di vita di bambino e famiglia pre-quarantena
  • il numero di figli
  • le condizioni lavorative dei genitori
  • gli spazi domestici
  • l’attitudine personale

10 consigli per vivere al meglio la quarantena

Mi sono venuti in mente poi alcuni suggerimenti per aiutare i nostri bambini a trascorrere giornate il più possibile varie e piacevoli, tenendo conto delle limitazioni che dobbiamo vivere.

1. Almeno fino agli ultimi anni della scuola primaria, per i bambini le limitazioni di questo periodo sono in realtà un’occasione preziosissima e tanto desiderata per stare di più con i propri genitori (questo perché come fase di sviluppo la compagnia dei pari è importante, ma non ancora primaria) e fare una scorpacciata di vicinanza; teniamone conto anche nei momenti di fatica.

2. Sbalzi emotivi e oscillazioni umorali sono normali anche nei bambini: accogliamo gli stati d’animo per quello che sono, quindi fotografie di un momento, senza collegarle ad altro e senza farle diventare specchio o misura del nostro impegno.

3. Diamo ai nostri bambini dei riferimenti temporali all’interno della giornata: la settimana scorre tutta uguale, i giorni non si differenziano più gli uni dagli altri, ma dentro a ogni singolo giorno possiamo trovare abitudini e routines che facciano da punto di riferimento. Creiamo e manteniamo degli “appuntamenti” che possano piacere ai nostri piccoli (anche solo la colazione insieme, o la torta la domenica, o la storia della buonanotte tutte le sere…).

4. Soprattutto per i bambini più piccoli (ma vale un po’ per tutti), cercare di prevedere e alternare momenti di “concentrazione” a momenti di movimento: l’energia dei bambini è molta di più della nostra e loro hanno bisogno fisico di esprimerla (più o meno marcato a seconda del temperamento). Mettiamolo già in conto ogni giorno. In base a ciò che i nostri spazi ci consentono di fare, inventiamoci giochi in cui i nostri figli possano muoversi, prevediamo per esempio momenti di ballo, o percorsi a ostacoli con gli oggetti di casa, o “gare” con vari stili di movimento (salto, striscio, gattono, rotolo, faccio la rana, faccio il tal movimento…), a seconda dell’età orientate al piacere di agire o alla graduatoria finale… in modo da aiutare il bambino a muovere e lasciar defluire la sua energia anche attraverso il corpo.

5. Questione varietà di attività: offriamo ai nostri bambini attività diverse, senza però pensare di dover supplire per forza quello che avrebbero potuto fare in un asilo nido o in una scuola materna, luoghi per eccellenza preposti e strutturati per offrire loro attività e spazi idonei. A seconda dei nostri punti forti, proviamo a proporre le nostre idee, e cerchiamo di non fermarci lì. Esploriamo qualche novità o magari misuriamoci con qualcosa che ci ha sempre frenato… potremmo scoprire nuove frontiere anche per noi stessi!

6. Stiamo attenti alla tecnologia, ma allo stesso tempo permettiamoci di aumentare un pochino il livello di tolleranza: se prima era la mezz’ora o ora al giorno, credo che a seconda delle situazioni ci si possa adesso permettere di aumentare leggermente il tempo di esposizione o utilizzo di televisione, tablet, videogiochi. Sempre con controllo preventivo e supervisione da parte degli adulti. Sarà possibile poi – mettendo già in conto un po’ di fatica – riportare le abitudini alle condizioni precedenti.

7. Da un punto di vista emotivo, se stiamo affrontando un periodo complicato nella nostra relazione di coppia, cerchiamo il più possibile di limitare e contenere gli stimoli negativi: i bambini assorbono ciò che li circonda e la loro sensibilità li porta a captare anche segnali non espressi a livello verbale. In caso, chiediamo aiuto ai professionisti che svolgono la loro attività online (vi assicuro che la distanza fisica viene ben compensata dalla presenza emotiva!).

8. Individuiamo valvole di decompressione anche per noi: una doccia in pace, un po’ di sport casalingo, un’attività che ci piace, qualche minuto solo per noi… e cerchiamo di mantenerle come punti stabili, che ci orientino. Chiediamo collaborazione (a chi di adulto vive con noi o ai figli stessi) per preservare e ripulire le nostre energie, così necessarie in questo periodo.

9. Allo stesso tempo teniamo duro: la resistenza, la capacità di adattamento e la resilienza sono presenti in noi e sono risorse preziose e plastiche.

10. E, in ultimo, perdoniamoci quando sbagliamo: serve un po’ di misericordia anche per noi, che ci stiamo trovati a essere persone, genitori, maestri, insegnanti, lavoratori tutto in una volta e per un periodo che non si sa bene quando finirà.

Piccoli suggerimenti dedicati a chi ha figli neonati o bambini sotto ai 2-3 anni

I bimbi piccoli comunicano di più attraverso il corpo, che è il loro canale preferenziale e primo veicolo di conoscenza del mondo. Anche i bisogni vengono espressi di più attraverso il contatto fisico: non preoccupiamoci troppo quindi se in questo periodo sono cambiate abitudini legate al sonno o all’attaccamento alle figure genitoriali.

E’ frequente infatti che proprio in queste due aree i bimbi cerchino una forma di rassicurazione più intensa, per canalizzare le modalità di adattamento alle condizioni attuali e alla percezione di un mondo emotivo che intorno a loro è cambiato. Fortunatamente, più sono piccoli più i loro bisogni trovano risposta nel contatto con i genitori, soprattutto con la madre.

I bambini piccoli infatti sono meno orientati verso la sfera sociale rispetto a quelli un po’ più grandi, e ne hanno meno bisogno, sia che prima del Covid fossero a casa, sia che frequentassero il nido; chiaramente per i bambini che andavano al nido c’è stato un grande cambiamento nelle routines, ma rimane il fatto che il contatto coi genitori è la loro fonte di soddisfazione e benessere più grande.

1. Cerchiamo di dare conferme della nostra presenza quando il bambino ci cerca, essendo disponibili al contatto fisico (forma primaria di rassicurazione e contenimento) e rispondendogli in maniera tranquilla e assertiva, anche nel caso in cui in quel momento non possiamo restare fisicamente con lui: la nostra voce e il nostro sguardo comunicano il riconoscimento del suo bisogno e la nostra tranquillità nel dargli conferma lo aiutano a sostenere anche un “no” momentaneo; più è piccolo, comunque, più il contatto (richiesto e offerto) deve essere a disposizione.

2. Diamoci la possibilità di accettare che il nostro bambino comunichi il suo adattamento attraverso cambiamenti comportamentali: difficoltà o tempi più lunghi nell’addormentamento, ricerca di maggior contatto diurno o notturno, cambiamenti nell’allattamento, ricerca di rassicurazione più serrata, piccole regressioni, differenze nell’espressività emotiva… Sono tutti modi attraverso i quali i nostri bambini comunicano i pensierini che ancora non riescono a formulare con le parole: proviamo a leggerli e a tradurli noi per loro, elaborandoli e restituendoglieli attraverso la nostra voce.

3. Cerchiamo di mantenere il più possibile delle abitudini funzionali e utili alla nostra vita familiare: orari, utilizzo dei luoghi domestici, attività di gioco o manipolazione da fare insieme, piccoli svaghi all’aperto (ora che i permessi lo consentono). Non rigidità, ma stabilità. Questo aiuta il bimbo a costruirsi dei riferimenti anche in una situazione diversa da quella che magari viveva prima del lockdown.

4. Allo stesso modo, prendiamoci la responsabilità di scegliere per lui: il neonato non sa scegliere per sé, dobbiamo farlo noi (anche tirando a indovinare se non capiamo al volo, o cambiando strada se vediamo che non è la scelta adeguata) e a volte questo significa anche per esempio evitare certi stimoli, se vediamo che per il nostro bambino (o per noi) in questo periodo sono troppo destabilizzanti.

5. Approfittiamo, se queste settimane ce ne danno l’opportunità, del tempo insieme al nostro partner: coinvolgiamolo nella cura del bambino, diamogli la possibilità di sperimentarsi nell’accudimento e nelle prassi quotidiane legate al bimbo, affinché da un lato possiamo condividere di più gioie e fatiche dell’essere genitori (rafforzando in questo modo anche la complicità e la sintonia di coppia) e dall’altro permettiamo al bambino di costruire un po’ alla volta un legame di attaccamento e di fiducia con entrambi i genitori.

6. Portiamo pazienza: tariamo le nostre aspettative e i nostri obiettivi sul momento che stiamo vivendo; diamoci la possibilità di adeguarci un po’ alla volta ai tempi particolari in cui siamo immersi; orientiamo lo sguardo a ciò che questo periodo ci permette di vivere (e non solo a quello che ci toglie).

Ci sarà il tempo per tutti (anche per i nostri bambini, se sarà necessario) di riabituarsi a ritmi di vita più simili a quelli che ci ricordiamo.

Spero di essere stata utile; sono, a maggior ragione in questo periodo, a disposizione per domande o chiarimenti!

 

Ringrazio per i consigli e le indicazioni

Dott.ssa Luisa Belleri
Psicologa dello sviluppo, psicologa perinatale e psicoterapeuta presso lo Spazio La Libellula
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