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L’equilibrio intestinale può influire sulla emotività dei bambini

L’equilibrio intestinale può influire sulla emotività dei bambini
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Secondo quanto emerso da uno studio svolto in Finlandia, presso l’università di Turku, l’umore e in particolare lo stato emotivo dei bambini può essere condizionato dall’equilibrio del microbioma intestinale.

I ricercatori hanno visto con i loro occhi come la condizione della flora intestinale anche in un bambino molto piccolo, con appena un paio di mesi di vita, abbia poi avuto un impatto evidente sul comportamento di quest’ultimo nel giro di poco tempo.

Per la precisione questo studio dei ricercatori dell’Università di Turku ha mostrato come le caratteristiche del microbioma intestinale, in un bimbo venuto alla luce da sole 10 settimane, hanno in alcuni casi il potere di condizionare in maniera significativa il carattere quando egli avrà 6 mesi di vita.

Insomma, la sfera emotiva di una persona potrebbe potrebbe essere solo “questione di stomaco” (o meglio, intestino), come d’altronde si è sempre detto, anche se proverbialmente.

Spesso si parla di salute fisica ma, come abbiamo visto durante lo scorso lockdown a marzo, l’aspetto psicologico non può essere sottovalutato in nessun modo. Infatti, anche le tensioni dovute alla mancanza di certezze, ancor di più se guardate dalla prospettiva di un bambino che vede i cambiamenti improvvisi dello stile di vita senza capirne a fondo il problema, ha la capacità di riflettersi in modo negativo sull’apparato gastrointestinale.

 

In ogni caso ricordiamo che questo studio non è affatto nuovo, anzi: per anni sono stati svolti una serie di test sui topi per capire quanto fosse stretto il legame tra intestino e comportamento.

 

A quanto pare c’è ancora molto da investigare sui processi biochimici che avvengono all’interno delle nostre viscere, per questo Giulio Di Cori del sito www.healthspring.it raccomandano di non sottovalutare l’uso dei fermenti lattici nelle nostre sane abitudini alimentari, insieme a tutta un’altra serie di prodotti e integratori probiotici, come quelli a base di vitamina B e zinco, che servono a riequilibrare la flora batterica.

È stato anche scoperto, ma da molto più tempo, che il funzionamento dell’intestino è un elemento che condiziona anche l’insorgere di numerose patologie che, a prima vista, non sembrano avere nulla in comune, come la sindrome di Parkinson, i disturbi all’udito e le malattie mentali, tra cui la depressione.

 

Oggi, la ricerca è andata ancora più avanti, dedicandosi al comportamento generale della persona, come conseguenza di una condizione fisica e non solamente psicologica. Se noi reagiamo in un determinato modo e prendiamo alcune decisioni (di pancia), molto probabilmente potremmo essere spinti a farlo dalla nostra situazione intestinale.

Questo perlomeno è il risultato della scoperta di Anna Aatsinki, la ricercatrice a capo del programma FinnBrain. Lo studio di questa ricercatrice si è rivelato molto interessante e ha coinvolto circa 300 bambini: i risultati che sono emersi dimostrano che alcuni tratti del temperamento erano legati in maniera stretta a dei generi di microbi.

 

Anna Aatsinki si è accorta in definitiva che, maggiore è la varietà di batteri presenti nell’intestino, minore sarà il livello di emozioni negative in un bambino. L’auspicio è che questi studi in futuro siano utili anche per capire se si possono prevedere eventuali rischi di depressione, legati alla diversità microbica.

 

foto: Free-Photos / Pixabay


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I ricercatori hanno visto con i loro occhi come la condizione della flora intestinale anche in un bambino molto piccolo, con appena un paio di mesi di vita, abbia poi avuto un impatto evidente sul comportamento di quest’ultimo nel giro di poco tempo.

Per la precisione questo studio dei ricercatori dell’Università di Turku ha mostrato come le caratteristiche del microbioma intestinale, in un bimbo venuto alla luce da sole 10 settimane, hanno in alcuni casi il potere di condizionare in maniera significativa il carattere quando egli avrà 6 mesi di vita.

Insomma, la sfera emotiva di una persona potrebbe potrebbe essere solo “questione di stomaco” (o meglio, intestino), come d’altronde si è sempre detto, anche se proverbialmente.

Spesso si parla di salute fisica ma, come abbiamo visto durante lo scorso lockdown a marzo, l’aspetto psicologico non può essere sottovalutato in nessun modo. Infatti, anche le tensioni dovute alla mancanza di certezze, ancor di più se guardate dalla prospettiva di un bambino che vede i cambiamenti improvvisi dello stile di vita senza capirne a fondo il problema, ha la capacità di riflettersi in modo negativo sull’apparato gastrointestinale.

 

In ogni caso ricordiamo che questo studio non è affatto nuovo, anzi: per anni sono stati svolti una serie di test sui topi per capire quanto fosse stretto il legame tra intestino e comportamento.

 

A quanto pare c’è ancora molto da investigare sui processi biochimici che avvengono all’interno delle nostre viscere, per questo Giulio Di Cori del sito www.healthspring.it raccomandano di non sottovalutare l’uso dei fermenti lattici nelle nostre sane abitudini alimentari, insieme a tutta un’altra serie di prodotti e integratori probiotici, come quelli a base di vitamina B e zinco, che servono a riequilibrare la flora batterica.

È stato anche scoperto, ma da molto più tempo, che il funzionamento dell’intestino è un elemento che condiziona anche l’insorgere di numerose patologie che, a prima vista, non sembrano avere nulla in comune, come la sindrome di Parkinson, i disturbi all’udito e le malattie mentali, tra cui la depressione.

 

Oggi, la ricerca è andata ancora più avanti, dedicandosi al comportamento generale della persona, come conseguenza di una condizione fisica e non solamente psicologica. Se noi reagiamo in un determinato modo e prendiamo alcune decisioni (di pancia), molto probabilmente potremmo essere spinti a farlo dalla nostra situazione intestinale.

Questo perlomeno è il risultato della scoperta di Anna Aatsinki, la ricercatrice a capo del programma FinnBrain. Lo studio di questa ricercatrice si è rivelato molto interessante e ha coinvolto circa 300 bambini: i risultati che sono emersi dimostrano che alcuni tratti del temperamento erano legati in maniera stretta a dei generi di microbi.

 

Anna Aatsinki si è accorta in definitiva che, maggiore è la varietà di batteri presenti nell’intestino, minore sarà il livello di emozioni negative in un bambino. L’auspicio è che questi studi in futuro siano utili anche per capire se si possono prevedere eventuali rischi di depressione, legati alla diversità microbica.

 

foto: Free-Photos / Pixabay


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