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Oltreconfine festival – Val Camonica 2021

oltreconfine-festival-2021
Quando:
10 Luglio 2021@21:00–23:30
2021-07-10T21:00:00+02:00
2021-07-10T23:30:00+02:00
Dove:
paesi della Val Camonica
vedi testo
Costo:
Gratuito
Contatto:
Oltreconfile Festival

Appuntamenti Culturali per una rassegna ricca di incontri che animeranno i paesi della Val Camonica all’insegna della riflessione, dell’approfondimento e del divertimento.
Al centro dell’attenzione ci saranno tematiche sociali e la cultura dei territori.

11 appuntamenti in 11 comuni della Valle Camonica e del Sebino, tra letteratura, scienza e fotografia.
Ecco tutti gli appuntamenti della settima edizione di OltreConfine Festival.

Tutti gli eventi sono come sempre gratuiti ma è necessaria la prenotazione.

SABATO 10 LUGLIO · ORE 20,30
PISOGNE · PARCO COMUNALE · VIA PIEVE, 19
ANNALISA CUZZOCREA
CHE FINE HANNO FATTO I BAMBINI?
CRONACHE DI UN PAESE CHE NON GUARDA AL FUTURO
«Che fine hanno fatto i bambini?» chiedevano alcuni striscioni comparsi in diverse città durante il primo lockdown, quando le scuole erano chiuse e i ragazzi erano spariti dal discorso pubblico. Quando un Paese aveva dimenticato di decidere se un bambino, accompagnato, potesse fare almeno un giro intorno al palazzo, capire che il mondo non era scomparso, avere un’idea di quel che stava accadendo davvero. Annalisa Cuzzocrea, inviata di Repubblica, mamma di Carlo e Chiara, ha deciso di indagare sul perché bambini e ragazzi non siano stati visti dal governo alle prese con l’emergenza Covid-19. Perché siano serviti mesi prima di rendersi conto di quanto pesante sarebbe stata la conseguenza della chiusura delle scuole, dell’isolamento nelle case, soprattutto per i più fragili e per chi vive in contesti difficili. Attraverso il dialogo con psicologi, insegnanti, genitori, scrittori, sociologi e registi, nel viaggio che la porta fino ai Quartieri spagnoli di Napoli e dentro la sezione nido del carcere di Rebibbia, l’autrice scopre le ragioni di fondo dell’invisibilità di infanzia e adolescenza nel nostro Paese. Dove le esigenze e i diritti dei più piccoli, dei più giovani, vengono sempre dopo. Messe dallo Stato in fondo alla lista, mentre troppo si delega alle famiglie di appartenenza. I bambini sono considerati “bagagli appresso” dei genitori, appendici affidate alle loro cure, non cittadini degli spazi che abitano. È solo un problema politico o è anche e soprattutto un problema culturale? Perché l’Italia stenta a vedere i suoi figli per quello che sono, e si limita a studiarli attraverso quello che consumano? Se tutto è affidato alla famiglia, cosa si fa dove l’ambiente d’origine non funziona, non aiuta, non permette di fiorire? Che fine hanno fatto i bambini è un testo necessario per capire cosa ci stiamo perdendo, come stiamo mettendo in pericolo il nostro futuro. E da dove bisogna ripartire.

VENERDÌ 16 LUGLIO · ORE 20,30
CEDEGOLO · PIAZZALE MUSEO MUSIL · VIA ROMA, 48
STEFANO MANCUSO
CAPIRE L’INTELLIGENZA DEL MONDO VEGETALE
Le piante sono esseri intelligenti? Sono in grado di risolvere problemi? Comunicano con l’ambiente che le circonda, con le altre piante, con gli insetti e gli animali superiori? O sono invece organismi passivi, privi di sensibilità e di qualsiasi barlume di comportamento individuale e sociale? Rispondere a queste domande è fondamentale per comprendere il nostro ruolo nella rete della vita e immaginare soluzioni per le prossime enormi sfide poste dalla questione ambientale, ed è da anni il focus di ricerca di Stefano Mancuso, docente e scienziato di prestigio mondiale, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV). Membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, ha insegnato in università giapponesi, svedesi e francesi ed è accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. Repubblica lo ha indicato tra i venti italiani destinati a cambiarci la vita e il New Yorker lo ha inserito nella classifica dei “world changers”. Mancuso è autore di volumi scientifici e di centinaia di pubblicazioni su riviste internazionali, tra i quali Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (con Alessandra Viola, tradotto in 17 lingue), Uomini che amano le piante. Storie di scienziati del mondo vegetale (Giunti, 2014), Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro (Giunti, 2017), L’incredibile viaggio delle piante (Laterza, 2018), Discorso sulle erbe. Dalla botanica di Leonardo alle reti vegetali (Aboca, 2019), La pianta del mondo (Laterza, 2020), La nazione delle piante (Laterza, 2020) e Botanica. Viaggio nell’universo vegetale (Aboca, 2021).

MERCOLEDÌ 4 AGOSTO · ORE 20,30
PASPARDO · CENTRO POLIFUNZIONALE · PIAZZALE PADRE MARCOLINI
LORENZO MATTOTTI
PER UNA POETICA DEL SEGNO
Lorenzo Mattotti è considerato uno dei maggiori fumettisti e illustratori del mondo. Negli anni Settanta realizza le sue prime storie e Oreste del Buono lo chiama a collaborare con Linus. Fonda con Carpinteri, Igort e Jori il gruppo Valvoline, mentre nel 1984 realizza “Fuochi”, accolto come un evento storico nel mondo del fumetto. Ha creato libri, manifesti e campagne pubblicitarie, e ha disegnato numerose copertine per il New Yorker e Le Monde. È regista del film d’animazione “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, tratto da un racconto di Dino Buzzati, acclamato dalla critica al festival di Cannes. Tra i suoi libri, “Nell’acqua”, “Patagonia”, “Hansel e Gretel”, “Stanze”, “Stigmate” e “L’uomo alla finestra”. La sua ultima pubblicazione è “Riti, Ruscelli, Montagne e Castelli” (Logos Edizioni), dove sono raccolti e ordinati paesaggi, visioni e vari disegni estratti dai suoi quaderni, un grande viaggio nei misteriosi territori del suo immaginario grafico percorrendo la sua originale visione del mondo. Un viaggio su linee di confine, alla scoperta del caleidoscopico immaginario di un autore che a OltreConfine ripercorrerà la propria carriera e la propria concezione del disegno e dell’illustrazione, della creatività e dell’ispirazione, attraverso uno sguardo che si spinge oltre l’orizzonte incendiato di viola e azzurro dall’approssimarsi del crepuscolo. Un viaggio attraverso linee di confine, dove incontrare una molteplicità di forme capaci di raccontare storie. Un confine, quello di Mattotti, che rappresenta il limite tra sogno e realtà, inconscio e subconscio, tempo presente e tempo del ricordo, moderno e arcaico, e che diventa la chiave per fare il punto sul percorso di un artista che ha fatto dell’immaginazione una poetica del segno.

MERCOLEDI 25 AGOSTO · ORE 20,30
GIANICO · TEATRO PARROCCHIALE · VIA ROMA, 28
GIULIA CAMINITO
L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE
Finalista premio Strega e premio Campiello 2021, L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani, 2021) di Giulia Caminito è un romanzo di formazione duro e travolgente, che ha conquistato i lettori di tutto il Paese. Tra l’odore di alghe limacciose e sabbia densa si apre l’antico cratere del lago di Bracciano, dove approda la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è una donna onesta, che non scende a compromessi, che crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. Così Gaia cresce e impara a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Pagina dopo pagina, sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. A un torto subìto, Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti. Giulia Caminito, giovane scrittrice classe 1988, anima un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono sulla nostra epoca. Il lago diventa così uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, scorgiamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.

SABATO 28 AGOSTO · ORE 20,30
BORNO · SALA CONGRESSI · PIAZZA CADUTI, 2
LELLA COSTA
STORIE DI DONNE DA RACCONTARE, DA EDITH STEIN A FRANCA VALERI
Spesso la Storia è stata costellata da piccole, grandi donne che hanno cambiato il corso degli eventi in ogni campo, con la loro forza e la lotta per la dignità femminile. Come Edith Stein, patrona dell’Europa come Teresa Benedetta della Croce, che si batte per i diritti delle donne e si fa monaca ma andrà incontro alla morte ad Auschwitz; o Franca Valeri, tra le più grandi attrici del nostro teatro, prima voce femminile autonoma nello spettacolo nell’Italia del dopoguerra, interprete con intelligenza e ironia dei cambiamenti della società e dei suoi costumi nel nostro Paese. E, fra loro, tante altre figure che, ognuna nel suo campo, ha contribuito all’evoluzione del nostro pensiero e del nostro vivere comunitario. A raccontarle, tra slanci ironici e una profonda riflessione sulla loro figura, è Lella Costa, attrice e scrittrice tra le più amate del Paese, autrice tra gli altri di La daga nel loden (Feltrinelli), Che faccia fare (Feltrinelli), Amleto, Alice e la Traviata (Feltrinelli), Come una specie di sorriso (Piemme), Che bello essere noi (Piemme) e l’ultimo Ciò che possiamo fare (Solferino), in un viaggio tutto al femminile che toglie dall’ombra le grandi donne di ieri e di oggi, donando loro una nuova voce e una luce inaspettata.

SABATO 4 SETTEMBRE · ORE 20,30
ANGOLO TERME · PARCO DELLE TERME · VIA TERME, 53
WALTER SITI
CONTRO L’IMPEGNO. RIFLESSIONI SUL BENE IN LETTERATURA
Da un po’ di tempo si è diffusa l’idea che la letteratura debba promuovere il bene, guarire le persone e riparare il mondo. Breviari e “farmacie letterarie” promettono di confortarci e di insegnarci a vivere, i romanzi raccontano storie impegnate a fare giustizia, confermando chi scrive (e chi legge) nella convinzione di trovarsi dalla parte giusta. Ma la letteratura è un bastian contrario che spira sempre dal lato sbagliato: più si tenta di piegarla al proprio volere, e usarla per “veicolare un messaggio”, più lei ci sfugge e porta in superficie ciò che nemmeno l’autore sapeva di sapere. Sostiene il Bene se il Potere lo reprime, ma quando il Potere si nasconde dietro stereotipi di buona volontà lei non ha paura di far parlare il Male, di affermare una cosa e contemporaneamente negarla, di mostrarci colpevoli innocenti e innocenti colpevoli. In questo volume brillante e preoccupato, al centro di un dibattito che ha coinvolto tutta la comunità culturale del Paese, Walter Siti analizza alcuni autori contemporanei di successo per difendere la letteratura dal rischio di abdicare a ciò che la rende più preziosa: il dubbio, l’ambivalenza, la contraddizione. Non senza il sospetto che l’impegno “positivo” sia soltanto la faccia politicamente in luce di una mutazione profonda e ignota, in cui tecnologia e mercato imporranno alla letteratura nuovi parametri. Quale futuro, dunque, attende i libri?

VENERDÌ 10 SETTEMBRE ORE 20,30
BRENO · CINEMA TEATRO GIARDINO · VIALE 28 APRILE
TERESA CIABATTI
SEMBRAVA BELLEZZA
Dopo il successo di La più amata, Teresa Ciabatti torna alla narrativa con Sembrava bellezza (Mondadori), tra i romanzi più discussi dell’anno, nella dozzina del premio Strega 2021. Ad accoglierci tra le pagine è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Ma il tempo le sfugge ogni giorno un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano. Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent’anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia, dea di bellezza sovrannaturale e modello irraggiungibile. Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori. Avvolti nelle spire di un’affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l’attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell’ambra. Sembrava bellezza è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice mette in scena le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.

MERCOLEDÌ 15 SETTEMBRE · ORE 20,30
COSTA VOLPINO · CINEMA IRIDE · VIA TORRIONE
MAURIZIO GALIMBERTI
I NUOVI LINGUAGGI INSTAX SQUARE BY FUJIFILM
Maurizio Galimberti nasce a Como nel 1956 e dopo un periodo trascorso a Meda si trasferisce a Milano dove oggi vive e lavora. Ben presto si accosta al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera a obiettivo rotante Widelux per poi nel 1983 focalizzare il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla fotografia istantanea. Negli anni la sua ricerca si allarga a nuove tematiche e arriva a reinventare la tecnica del “Mosaico Fotografico”, che adatta ai ritratti. La sua fotografia si sviluppa attraverso il tempo in una dimensione di ricerca e di scoperta del ritmo e del movimento, è evidente il richiamo al fotodinamismo dei Bragaglia e al ready-madezione duchampiana. Numerosi divengono i ritratti eseguiti nel mondo del cinema, dell’arte e della cultura ma il “Mosaico” diviene ben presto la tecnica per ritrarre anche paesaggi, architetture e città. Realizza due importanti lavori per Parigi e Lisbona in una riflessione sull’importanza del saper raccontare la storia, la musica il vissuto di un luogo attraverso le immagini. Durante il suo primo viaggio a New York comincia la sua ricerca sulla luce, sull’energia ispirata da questa città che per l’artista diviene la rappresentazione ideale del mondo contemporaneo. A New York seguiranno i lavori monografici su altre città come Berlino, Venezia e Napoli. Dal 2017 è ambassador di instax, il brand di fotografia istantanea di Fujifilm e insieme al brand porta avanti numerosi progetti artistici e di ricerca.

VENERDÌ 17 SETTEMBRE · ORE 20,30
CAPO DI PONTE · AUDITORIUM CITTÀDELLA CULTURA · VIA G. MARCONI, 7
EMANUELE TREVI
IL LEGAME TRASPARENTE DI DUE VITE
«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi tra le pagine di Due vite (Neri Pozza, 2020), acclamato libro finalista al premio Strega 2021 che si presenta all’apparenza come il racconto delle vite di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».

MARTEDÌ 21 SETTEMBRE · ORE 20,30
PIAN CAMUNO · PALESTRA COMUNALE · VIA DON STEFANO GELMI
MAURA GANCITANO
L’ARTE DI PERDERSI TRA DERIVA E FLÂNERIE
Maura Gancitano è scrittrice, filosofa e fondatrice del progetto Tlon. Da anni si occupa di filosofia e immaginazione, ricerca interiore, educazione di genere e letteratura, firmando con Andrea Colamedici volumi come Malefica, trasformare la rabbia femminile (Tlon 2015), Lezioni di Meraviglia (Tlon 2017), Liberati della brava bambina. Otto storie per fiorire (HarperCollins, 2019) e La società della performance. Come uscire dalla caverna (Tlon, 2020). Un percorso che la porta a riflettere sul senso dello smarrimento, della ricerca di sé. Qual è il modo migliore per perdersi volontariamente, per lasciare da parte quello che siamo ed entrare in una mappa allo scopo di riscoprire noi stessi? Qual è il modo migliore per andare a zonzo in questi tempi così frenetici? In che modo la flânerie può essere un’esperienza di vita? In questo incontro capiremo come la deriva può aiutarci a tracciare nuovi percorsi nella nostra vita, allenare lo sguardo e la creatività. Impareremo che si possono inventare le regole del gioco e infrangerle allo stesso tempo. Una deriva ben impostata contiene una giusta proporzione di ordine e caos, di regole e creatività. La deriva vive d’improvvisazione; è un modo eccentrico di camminare lasciandosi guidare dalla Zona senza ricadere nell’indeterminatezza sterile della passeggiata: solo dandosi un codice, infatti, può trasformarsi in un meta-gioco strutturato che pone dei problemi e richiede di inventare delle soluzioni.

MARTEDÌ 5 OTTOBRE · ORE 20,30
DARFO BOARIO TERME · CINEMA GARDEN MULTIVISION · PIAZZA MEDAGLIE D’ORO, 2
NICOLA LAGIOIA
LA VERITÀ DEL MALE NELLA CITTÀ DEI VIVI
Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo più giovane, Luca Varani, portandolo alla morte. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia sconvolge nel profondo l’opinione pubblica: è la natura del delitto a sollevare le domande più inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei tossicodipendenti? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda. La città dei vivi (Einaudi, 2020) è l’incredibile ritorno alla narrativa di Nicola Lagioia, premio Strega 2015 con La ferocia e Direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino. Un romanzo che sonda l’indicibile del nostro tempo e di una storia terribile, all’interno della quale è l’autore stesso a intervistare i protagonisti della vicenda, a raccogliere testimonianze, a incontrare i genitori della vittima, fino a intrattenere un carteggio con i colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive. Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può accadere.

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