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Mia figlia non mangia

Mia figlia non mangia

Questo articolo è destinato a quelle mamme che sono preoccupate perchè la figlia adolescente (è soprattutto femminile l’espressione di questo problema), da un pò di tempo in famiglia non mangia, o mangia poco. Sempre più spesso ne incontro nelle consulenze e sempre più spesso mi chiedono: “Che si può fare?”

Premessa

Mi scuso sin da subito con le lettrici che si aspettano risposte precise, puntuali, ma, tanto più in questi casi – talvolta cosi coinvolgenti a livello emotivo da inibire il pensiero – è d’obbligo una certa cautela.

Non potrò entrare quindi nei dettagli delle prescrizioni, cioè nelle cose da fare, perchè ciascuna persona è unica e va considerata in modo singolo.

Rimando pertanto coloro che si sentono fortemente chiamate in causa e che stanno vivendo sulla propria pelle queste preoccupazioni a contattare direttamente uno specialista fidato e competente.

Riflessioni

Detto questo, possiamo comunque qui condividere alcune riflessioni e offrire spunti per facilitare la relazione con la figlia.

E’ utile infatti sapere che, seppur il genitore non è direttamente colpevole di quel che fa, o non fa la ragazza, di quel che pensa, o non pensa, di quel che dice, o non dice – in quanto, non abbiamo il potere di determinare le azioni di un altro – tuttavia il suo modo di comunicare può influenzarla.

Vedere la propria figlia che con determinazione si oppone all’assunzione di cibo fa scattare immediatamente lo stato d’allerta.
E’ normale sia così. In automatico partono pensieri rispetto alla sua salute o timori relativi alla presenza in lei di una malattia.

Con tutto quel che si sente in giro di questi tempi!

verrebbe da dire.

Le giuste distinzioni

Ciononostante è bene porre delle distinzioni : un conto è la perdita di qualche chilo, altro è perdere molto peso in poco tempo, sino ad arrivare al blocco del ciclo mestruale.
Il che non vuol dire che si tratti di una malattia, non tutti i disturbi dell’alimentazione sono patologie.

Ora, dinanzi a questi rifiuti le risposte tipiche, quelle ovvie, scontate, normali non funzionano. La mamma si sente delusa, impotente, i timori crescono e talvolta si arrabbia in modo impetuoso con la figlia. E mentre tenta di convincerla a cambiare, la ragazza persiste coi ricatti, difendendo i suoi atteggiamenti ed arroccandosi nelle sue solite posizioni. In questo modo spesso si consolida il problema.

Che fare allora?

Intanto occorre farsi aiutare per capire per quali ragioni la figlia lo sta facendo? Alcune ragioni risiedono nella nostra cultura. Per esempio, oggi, in una società che usa molto le immagini per interagire e mantenere rapporti o relazioni, le ragazze, hanno maggiori pressioni, rispetto a un tempo, in merito al loro aspetto fisico. Quindi la ragazza non mangia per formarsi un corpo simile a quello che vede nei media. Al tempo stesso la società del benessere mette a disposizione quantità e varietà di cibo maggiori rispetto al dopo guerra.

Orientarsi nell’universo della nutrizione, scegliere cosa, quanto e come mangiare, tra gli anatemi di rischi per la salute, diventa un compito, a volte, molto arduo. Atri moventi li possiamo scovare nelle relazioni. Le ragazze, in quegli anni, acquisiscono maggior consapevolezza sociale, e scoprono che l’immagine attira o allontana gli altri. Essendo alle prime armi, questo suscita spesso timori, paure, ed evoca fantasmi. Districarsi in tutto ciò, potete ben immaginare, non è affatto semplice.

Queste che vi ho brevemente accennato solo alcune delle motivazioni, le altre vanno esplorate con la ragazza.
Solo lei è esperta di quel che sta vivendo.


Ringrazio per questo interessante approfondimento e stimolo alla riflessione:
dott.ssa Mariza Sellini
Psicologa e psicoterapeuta
telefono 338 458 16 05
mail: marziasellini@gmail.com

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Mi scuso sin da subito con le lettrici che si aspettano risposte precise, puntuali, ma, tanto più in questi casi – talvolta cosi coinvolgenti a livello emotivo da inibire il pensiero – è d’obbligo una certa cautela.

Non potrò entrare quindi nei dettagli delle prescrizioni, cioè nelle cose da fare, perchè ciascuna persona è unica e va considerata in modo singolo.

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Riflessioni

Detto questo, possiamo comunque qui condividere alcune riflessioni e offrire spunti per facilitare la relazione con la figlia.

E’ utile infatti sapere che, seppur il genitore non è direttamente colpevole di quel che fa, o non fa la ragazza, di quel che pensa, o non pensa, di quel che dice, o non dice – in quanto, non abbiamo il potere di determinare le azioni di un altro – tuttavia il suo modo di comunicare può influenzarla.

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