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Lista di nascita: gli indispensabili da farsi regalare

L’arrivo di un figlio è un momento speciale che merita di essere celebrato come si deve: amici e parenti si raccolgono intorno ai nuovi genitori per una giornata di festa portando doni per il bambino e la famiglia.

Siete in attesa e vi piacerebbe ricevere regali utili e davvero graditi? Come nel caso della lista di nozze per il matrimonio, da qualche anno è possibile creare una lista di nascita per l’arrivo di un bebè presso i negozi specializzati in articoli per l’infanzia.

In questo articolo vi diamo qualche consiglio sulle cose indispensabili da includere nella vostra lista.

Vestiti

Una delle cose più indispensabili, da sempre un classico fra le idee regalo di nascita, sono i vestiti: nella lista non possono mancare body, tutine, magliette e calzine. Il consiglio è quello di inserire naturalmente vestiti 0-3 mesi della pesantezza giusta per la stagione della nascita, da poter sfruttare subito, ma anche altri di taglia fino a 6 mesi che il bambino potrà indossare più tardi, così da avere già un guardaroba di partenza da utilizzare più tardi o in caso di uno scatto di crescita improvviso.

Biancheria per culla

Un altro elemento di cui avrete bisogno per i primi mesi del neonato è la biancheria per la culla (e poi per il lettino). In primis inserite dunque i lenzuolini: tra rigurgiti e pannolini sporchi ve ne serviranno davvero moltissimi e probabilmente avrete comunque la sensazione di lavarli in continuazione. Altra cosa molto comoda per far dormire ottimi sonni al vostro bambino è il sacco nanna: il neonato si sentirà caldo e avvolto come nell’abbraccio della mamma. O almeno, quasi!

Attrezzatura per il trasporto

Naturalmente, fra gli indispensabili per i primi mesi di vita del neonato non si può non nominare l’attrezzatura per il trasporto. In un primo momento sarà necessaria una carrozzina, che sarà poi sostituita da un passeggino, oltre a un ovetto che spesso si può usare anche come seggiolino auto per i primissimi mesi.

Sempre più aziende propongono soluzioni chiamate “trio”, che consistono in un sistema trasformabile che include carrozzina, passeggino e ovetto; la cosa più importante resta però che sia leggero, maneggevole e pratico da aprire e chiudere anche con il bambino in braccio.

Per intrattenere il bambino durante le uscite ed evitare quindi che si annoi e si metta a piangere, inserite anche qualche giocattolo facilmente trasportabile come ad esempio dei sonaglini o dei pelouche.

Baby monitor

Ormai è entrato nella lista degli indispensabili per la nascita di un figlio: si tratta del baby monitor, ovvero di un sistema composto da una sorta di walkie-talkie con telecamera (da mettere nella camera del neonato rivolto verso il lettino) e da un piccolo monitor, che il genitore potrà tenere con sé in un’altra stanza. In questo modo, mamme e papà potranno sistemare la casa, stendere l’ennesima lavatrice di piccoli body oppure semplicemente concedersi il lusso di un momento di relax potendo controllare costantemente il bambino e intervenire in modo tempestivo qualora si svegliasse o avesse bisogno di qualsiasi cosa.

Cuscino per allattamento

Mamme, questo punto è per voi. Abbiamo finora inserito cose necessarie per il bambino, ma anche le mamme, dopo il parto, affrontano un grande cambiamento sotto tutti i punti di vista e hanno nuove necessità. Se ad esempio avrete la possibilità di allattare il neonato, allora avrete bisogno anche di uno spazio adibito a questa attività, che sia confortevole e accogliente (ogni bambino ha il proprio ritmo e l’allattamento può durare anche molto a lungo). Potreste inserire una poltrona ad hoc o una sedia a dondolo, ma probabilmente preferite toccarle con mano e provarle prima di procedere con l’acquisto.

Un alleato preziosissimo che invece potete sicuramente inserire nella lista nascita è il cuscino per l’allattamento: potrete utilizzarlo per appoggiarvi, per sostenere il bambino oppure per farlo sdraiare in tutta sicurezza mentre voi vi rivestite una volta finito.

Se avete già un’idea di quali scegliere, potete inserire anche qualche reggiseno per l’allattamento e una crema per lenire la zona.

Seggiolone e roba pasti

Tornando alle cose strettamente per il bambino, ricordatevi di includere anche l’occorrente per il momento della pappa. In primis naturalmente il seggiolone, che vi servirà da qualche mese dopo la nascita; il consiglio è di scegliere un modello con il vassoio rimovibile e con la possibilità di reclinare lo schienale, in caso il bambino si addormenti dopo aver mangiato.Non vi dimenticate anche di bavaglini e di tutti gli accessori per trasportare, scaldare o mantenere caldo il cibo per il bebè fuori casa, dal classico scaldabiberon (che richiede però un po’ di tempo, durante il quale il bambino potrebbe spazientirsi e piangere ) fino

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L’alfabeto in inglese per bambini: facile e divertente

È ora d’imparare l’inglese per il tuo bambino e la parola d’ordine è insegnarglielo in modo naturale e ludico Imparare l’alfabeto in inglese aiuta il tuo bambino, anche prima dell’età scolare, a capire che esistono diversi suoni in inglese, rispetto alla sua lingua. Nell’apprendimento dell’inglese è sicuramente importante che il tuo bambino abbia sin da subito la conoscenza di una corretta pronuncia dei suoni.

Impariamo online divertendoci

Le parole d’ordine per l’apprendimento dell’alfabeto e dell’inglese per Novakid sono: divertimento e facilità.

Il tuo bambino, grazie a questa scuola online, che si occupa esclusivamente di insegnare inglese ai bambini, potrà seguire delle lezioni individuali, che terranno conto delle sue capacità di apprendimento. Questo vuol dire che le lezioni verranno svolte secondo le sue esigenze, pur seguendo un programma.

Quando iniziare a imparare l’alfabeto in inglese

Per quanto possa sembrare complicato associare lettere a fonemi, imparare l’alfabeto è alla base dello spelling inglese e quindi dell’apprendimento di questa lingua.

Gli servirà per poi leggerla e scriverla correttamente. Un buon inizio è importante per fare in  modo che la lingua venga appresa correttamente.

Non c’è bisogno di aspettare l’inizio della scuola o il fatto che il tuo bambino sappia a menadito l’alfabeto italiano per iniziare con quello inglese. A differenza degli adulti, i bambini hanno una capacità di apprendimento meravigliosa  e il tuo bambino saprà imparare, anche prima d’iniziare la scuola, sia l’alfabeto nella sua lingua, che in inglese.  Alcuni bambini saranno più veloci rispetto ad altri: tutto è soggettivo e nessuno è più bravo dell’altro.

L’importante è dare al tuo bambino l’opportunità di memorizzare bene i suoni e di visualizzare le lettere. Con il metodo Novakid, che lo coinvolge e usa molto la memoria visiva, riuscirà facilmente.

Da subito la pronuncia giusta dell’alfabeto inglese

Imparare l’alfabeto in generale è comprendere che ad ogni lettera possa essere associato un suono specifico. Questo serve molto anche per la riproduzione delle parole in seguito. Novakid non usa un approccio dottrinale, per cui ha studiato delle lezioni specifiche sull’apprendimento della relazione suono e lettera. Tutto in modo che sia coinvolgente per un bambino e facile da memorizzare.

L’alfabeto in inglese può essere quindi appreso prima dei 6 anni. Per fare questo è importante che l’insegnate sia madrelingua, come lo sono tutti quelli di Novakid per scelta specifica della scuola. Questo implica che il bambino non potrà intermediare l’apprendimento con la sua lingua, ma avrà un divertente full immersion ludico a ogni lezione

L’alfabeto in inglese diverso da quello italiano

L’alfabeto in inglese è un po’ diverso da quello italiano: ha infatti 26 lettere invece che 21. Gli insegnanti madrelingua di Novakid sapranno ben spiegare questa differenza al tuo bambino. I programmi di Novakid seguono le linee guida d’insegnamento della CEFR ovvero Common European Framework of Reference for Languages. Ogni insegnante ha la certificazione ESL che attesta la sua professionalità.

Essendo orientati ai bambini e alla sola lingua inglese, c’è un continuo miglioramento nell’interesse dei piccoli studenti. L’alfabeto in inglese, come le altre nozioni, viene trattato ed eventualmente ripreso e approfondito in base alle età.

Ogni età ha il suo sistema

Gli insegnanti di Novakid tengono conto delle peculiarità di tuo figlio, ma anche  della sua età. Se a 4- 5 anni il bambino imita e scopre il mondo circostante, con i 6-7 anni e la scolarizzazione inizia  a sviluppare la sua memoria. Se quindi ha già imparato l’alfabeto inglese, lo si può riprendere facendo leva sulle nuove capacità che ha. A 8-9 anni impara, ma ha bisogno di avere riscontri di gratificazione, mentre a 10- 11 anni la sua autonomia inizia ad aumentare e così cambiano anche le tipologie di lezioni. Ogni età avrà il giusto approccio e il risultato sarà sicuramente soddisfacente. Alla fine saprà fare spelling meglio di te!

Giochi di imitazione così la cucina giocattolo insegna la quotidianità

Giochi di imitazione: così la cucina giocattolo insegna la quotidianità

Sappiamo bene quanto sia importante fare in modo che i nostri figli crescano sani, forti e felici.

Dobbiamo sempre metterli in condizione di immergersi nel mondo che li circonda in modo tale da saper affrontare qualsiasi situazione, più o meno complessa che sia. E’ attraverso i momenti di gioco che diventa possibile apprendere concetti elaborati e crescere in maniera armoniosa.

E ci sono alcuni balocchi che più di altri sono in grado, attraverso l’emulazione, di calare i piccoli nella quotidianità che è fatta di gesti semplici e ricorrenti. I giochi di cucina sono tra questi, perché consentono di replicare i comportamenti degli adulti e apprenderne l’utilità sempre però nel nome del divertimento e della spensieratezza.

Cucine complete e singoli elettrodomestici: come scegliere

Le cucine per bambini sono complete di ogni cosa possa aver bisogno un piccolo chef, a cominciare da forno e lavandino ma anche piano cottura, frigo e forno o lavastoviglie. Piatti, bicchieri ed elettrodomestici diversi completano poi il quadro.

E’ sempre bene lasciare piena libertà d’azione al bambino, che dovrà essere libero di cucinare come vuole e di offrire qualcosa da bere o da mangiare. Non esitate ad accettare l’invito!. Una regola d’oro per quanto riguarda l’età migliore per regalare una cucina giocattolo non c’è, resta il fatto che è sempre bene orientarsi verso un simile dopo a partire dai 3 anni di età.

E’ infatti tra i 3 e i 6 anni che il processo di imitazione dei bambini si struttura e dunque in questa fascia di età un gioco come quello della cucina può risultare di maggior supporto per il processo formativo e di crescita personale.

Ci sono cucine complete oppure singoli elettrodomestici da comporre (forno, macchinetta del caffè e così via), con le prime che solitamente hanno un’altezza minima che è proprio pensata per bambini più grandi. Ma come scegliere il modello perfetto da regalare? Ci sono alcuni aspetti da valutare, vediamo quali.

Modelli in plastica e legno, dimensioni e gusti personali

Per prima cosa dobbiamo valutare le dimensioni della cucina per bambini, sia per quanto riguarda lo spazio che avete in mente di assegnargli nel contesto domestico sia in relazione all’età del bambino che la riceverà.

Occorre infatti fare sempre in modo che i piccoli non si debbano ritrovare a giocare in spazi eccessivamente angusti. Ci si deve inoltre accertare che i materiali impiegati per la realizzazione della cucina siano atossici certificati, inoltre è sempre bene evitare di optare per brand sconosciuti e comunque mai scegliere prodotti che non siano provvisti della targa CE. Ovviamente al momento della scelta si dovrà anche fare attenzione ad assecondare i gusti personali dei bambini, visto che l’obiettivo è quello di farli il più felici possibile.

Non mancano i modelli in plastica della quale occorre quindi sondare la qualità, mentre si fanno sempre più strada le varianti in legno che sono senza dubbio più solide e anche più realistiche (anche se spesso hanno meno dettagli). Salubrità e sostenibilità dei materiali sono tratti essenziali da valutare al momento dell’acquisto.

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Le funzioni cognitive e l’apprendimento

Si sente spesso parlare di funzioni cognitive, ma sappiamo davvero di cosa si tratta? Ecco che in questo articolo trovi una chiara spiegazione di cosa sono, come funzionano e come sia possibile potenziarle.

Cosa sono le funzioni cognitive?

Le funzioni cognitive sono abilità organizzate dal cervello che regolano il rapporto con l’ambiente esterno.
Sono capacità che si acquisiscono fin dalla nascita e che vanno costantemente rinforzate nel corso del tempo e talvolta anche riabilitate.

Possiamo definire le funzioni cognitive anche come dei sostegni cognitivi che assicurano il corretto svolgimento delle attività del pensiero e della riflessione.
Sono abilità che sfociano in comportamenti e quindi sono osservabili.

La nostra mente possiede queste capacità in misura maggiore o minore a seconda di innumerevoli fattori, tra i quali il fatto che siano state sollecitate in maniera adeguata o meno.

Possiamo classificare le funzioni cognitive in tre gruppi:
– In INPUT: ciò che devo fare per raccogliere tutti i dati
– In ELABORAZIONE: quello che devo fare per elaborare bene i dati
– In OUTPUT: ciò che devo fare per mostrare che ho pensato bene, cioè la comunicazione all’esterno delle soluzioni ottenute nella fase di elaborazione.

Naturalmente le tre fasi sono in relazione e gli aspetti affettivi e motivazionali incidono considerevolmente sul buon funzionamento delle stesse.

Quale ruolo hanno nell’apprendimento?

E’ chiaro che le funzioni cognitive hanno un ruolo determinante nell’apprendimento poiché per apprendere è necessario saper raccogliere le informazioni, elaborarle e poi esporle in modo chiaro e preciso.

Potenziare o recuperare le funzioni cognitive carenti permette di relazionarsi meglio con l’ambiente e con le persone che ci circondano.

Si possono potenziare le funzioni cognitive?

Feuerstein, già negli anni ‘50, ebbe un’intuizione davvero rivoluzionaria per i suoi tempi.

Era convinto che l’essere umano è un sistema aperto e che la modificabilità cognitiva delle persone non ha limiti né di età, né di tipo genetico, né di condizione socio-culturale di appartenenza.

Egli cominciò a studiare come le persone imparano, come il cervello impara e arrivò così a dare le linee guida di questo metodo, il PAS (Programma di Arricchimento Strumentale), che oggi ha ricevuto importanti conferme dalle neuroscienze.

Un lavoro costante con un buon mediatore permette di attuare quella che Feuerstein ha chiamato Modificabilità Cognitiva Strutturale.

Come si potenziano?

Attraverso le pagine di lavoro degli Strumenti del Programma (PAS).
Ogni pagina permette di lavorare su funzioni cognitive diverse.

In che modo? Si parte dall’osservazione della pagina, dalle ipotesi di svolgimento, dalla raccolta di dati, quindi si svolge il lavoro e poi si riflette su ciò che si è fatto, su come e perché lo si è fatto, per ricavare una regola generale trasferibile in altri contesti.

Un modo di procedere questo che va oltre la situazione particolare di apprendimento.

Per questo motivo insegna:

    • strategie di organizzazione e flessibilità mentale
    • sistemi di orientamento,
    • la capacità di fare confronti, analisi e sintesi,
    • il problem solving e la classificazione,
    • la capacità di codificare e decodificare istruzioni,
    • la capacità di fare anticipazioni e l’astrazione.

Praticamente tutto ciò che serve a scuola per un apprendimento efficace e nella vita.

Trattandosi di un metodo cognitivo e metacognitivo (riflettere su ciò che si è fatto, su come e perché lo si è fatto), insegna ad imparare ad imparare.


Ringrazio per questo articolo le professioniste dello studio Attivalamente di Sarezzo

Contatti e riferimenti

Studio pedagogico cognitivo Attivalamente
Via Dante 191, Sarezzo
Dott.ssa Monica Licciardello – Tel. 328 414 87 20monicalicciardello66@gmail.com
Dott.ssa Cristina Gatta – Tel. 339 266 59 28cristina@al3k.it
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Scopri le proposte attive:

E’ iniziata la scuola… mi potenzio!
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La mia esperienza

Ho sperimentato una delle prime schede che vengono proposte quando ci si approccia al metodo Feuestein.
Ti racconto la mia esperienza in questo articolo.

Leggi la mia esperienza

Sfondo foto creata da pvproductions – it.freepik.com

Corsi di inglese per bambini

Corsi di inglese per bambini: tutto quello che c’è da sapere per scegliere bene e stare tranquilli

Sappiamo bene quanto sia importante, soprattutto in questa epoca storica, padroneggiare le lingue straniere fin dalla tenera età.

Il mondo infatti è più propenso a schiudersi nei confronti di coloro che sanno intercettare le sfide del cambiamento e della crescita personale, le quali sempre più spesso passano attraverso la conoscenza di nuove culture e l’immersione in comunità diverse dalla propria, dalle quali è bello apprendere.

I figli piccoli, si sa, sono come spugne pronte ad assorbire nozioni e concetti. Soprattutto si trovano in quella fase della vita in cui tutto è nuovo, divertente e da scoprire.

E allora niente di meglio che agevolare il loro approccio a idiomi differenti dal proprio, consentendogli di frequentare dei corsi di inglese per bambini.

Ma come fare per scegliere quello più adatto? Vediamolo insieme in questo approfondimento.

Deve essere divertente e dinamico per risultare efficace

Le principali caratteristiche che i corsi di inglese per bambini devono avere sono essenzialmente tre, ovvero devono essere divertenti e dinamici per poter risultare efficaci. Il miglior corso è quello che viene progettato facendo in modo che tutti questi elementi siano presenti e ben mixati, grazie all’impiego di un collante essenziale come la professionalità e la passione degli insegnanti.

Dovrà essere adatto a differenti fasce di età ed essere più che altro modulare: andare per gradi è importante, occorre evitare di mettere troppa carne al fuoco ma anche di andare troppo piano, raffreddando così gli entusiasmi. Nella prima infanzia, come abbiamo avuto modo di accennare, la nostra capacità di apprendimento di una lingua straniera e in particolare dell’inglese tocca i massimi livelli.

I programmi di studio devono toccare gradualmente temi sempre nuovi e strettamente correlati tra di loro, facendo così in modo che vi sia un’armonia di base. Famiglia, mezzi di trasporto, animali, e città ma non solo: ogni tassello andrà al suo posto nel corso del tempo, consentendo di allargare gradualmente l’orizzonte dell’apprendimento.

Soprattutto è importante fare in modo che i piccoli si divertano: i bambini devono essere messi in grado di concentrarsi senza mai fare le cose malvolentieri. Il raggiungimento degli obiettivi, che avviene in un clima di spensieratezza e convivialità, rappresenta anche un perfetto stimolo a responsabilizzarsi. Le attività entusiasmanti, l’amicizia e la complicità che nascono e si sviluppano tra studenti e nei confronti degli insegnanti devono essere il filo rosso dell’intero corso di studio della lingua.

Per quanto riguarda infine l’aspetto dell’efficacia del corso di inglese per bambini, occorre unire tutti questi elementi passati in rassegna.

Ma soprattutto si deve poter scegliere tra percorsi distinti per fasce di età, capaci di garantire una proposta formativa calibrata su quelle che sono preferenze e modalità di apprendimento dei piccoli studenti nelle diverse fasi della vita.

Il massimo dell’efficacia si può ottenere puntando a insegnare la lingua giocando: è il segreto per rendere qualsiasi attività sempre divertente e alla portata di tutti.

Le parole, le nozioni e la pronuncia migliorano se si riesce a superare lo scoglio dell’insicurezza.

 

Foto di Михаил Мингазов da Pixabay

tavole-di-tracciamento-little-me per sviluppare le funzioni cognitive

Funzioni cognitive e gioco in età prescolare

Il gioco introduce il bambino a ciò che accade intorno a lui stimolando le sue funzioni cognitive e i processi mentali.

Per ogni fascia di età corrispondono attività che possono contribuire a rafforzare una o più delle quattro principali aree di sviluppo:

  1. area fisico-motoria
  2. area linguistica
  3. area socio-emotiva
  4. area cognitiva

Cosa sono le funzioni cognitive?

Jean Piaget, importante psicologo e pedagogo le definisce come:

«l’insieme di funzioni che consentono all’individuo di ricercare e ottenere informazioni dall’ambiente, di trasformarle, di immagazzinarle, in modo da poterle utilizzare in momenti successivi nella propria attività

In buona sintesi quindi sono tutte quelle attività che svolge la mente per processare e gestire le informazioni che riceve.

Il gioco è “l’impegno” principale di ogni bambino, per questo rinforzare le aree di sviluppo attraverso l’attività ludica è molto importante oltre che il modo migliore, perché innato nel bambino.

La correlazione tra gioco e sviluppo delle funzioni cognitive è davvero molto stretta.

Quali sono le migliori attività cognitive per assicurare un corretto sviluppo intellettuale e individuale del bambino?

In realtà non esistono attività migliori o peggiori, semplicemente, in base all’età e ai livelli di interesse e attenzione del bambino, è opportuno offrire proposte che spaziano tra:

  • manipolazione
  • lettura
  • disegno
  • passeggiate all’aria aperta

… l’elenco sarebbe davvero infinito!

Una delle accortezze principali è sempre di scegliere di utilizzare materiali naturali, perché sanno arricchire la mente del bambino e stimolare il loro sviluppo sensoriale.

Facciamo un esempio di attività cognitiva

Le tavole di tracciamento nascono per arricchire funzioni cognitive e non solo in età prescolare.

Accompagnano il bambino durante la crescita dai 3 ai 7 anni, e, a seconda dell’età, possono essere utilizzate in modalità differenti.

Ma cosa e’ una tavola di tracciamento?

Una tavola di varia grandezza intagliata e incisa con numeri, lettere e forme.
E’ adatta ai bambini dai 3 ai 7 anni e si focalizza sullo sviluppo della motricità attraverso un approccio alle lettere e ai simboli sotto forma di gioco.

tavole-di-tracciamento-little-me

Le tavole di tracciamento educative LITTLE ME nascono proprio dall’esperienza maturata in campo educativo. Sono studiate con cura nei minimi dettagli per regalare e offrire ai più piccoli un’occasione di divertimento e allo stesso tempo di arricchimento personale con l’obiettivo di ottenere risultati non solo di apprendimento ma anche negli ambiti:

  • Pregrafismo e Prescrittura avvicinando in modo semplice il bambino all’attività di scrittura che apprenderà poi a scuola, o che ha appena iniziato
  • Manipolazione e Motricita’ fine lavorando sui piccoli muscoli delle mani e del polso che aiutano il bambino a costruire la sua forza e la sua memoria muscolare utilissima con l’utilizzo di penne da scrittura.
  • Concentrazione
  • Sviluppo del linguaggio
  • Rinforzo dei concetti topologici
  • Coordinamento oculo-manuale / abilita’ visuo-spaziali
  • Autonomia e Creativita’
  • Pensiero logico e matematico

Il design delle tavole di tracciamento Little Me è volontariamente minimal e naturale.

Sono “semplici” per stimolare al massimo la concentrazione dei  bambini durante l’attività di gioco.

Per questo nascono:

  • Senza colore
  • senza luce
  • senza suoni

Nessuna distrazione, solo legno naturale

Sono realizzate in legno di FAGGIO lavorato solo tramite taglio e incisione, senza incisione laser o stampa, matenendone inalterate le proprieta’ e la  naturalezza.
Simbolo di energia positiva, semplicita’ e forza, il faggio è ideale in luoghi in cui si svolgono attivita’ ludiche e didattiche, in stanze da gioco o come complemento d’arrendo in camerette.

La formula Little Me per sviluppare una sana correlazione tra sviluppo del bambino e gioco e quindi….

  • IMPARARE GIOCANDO
  • IMPARARE GIOCANDO DIVERTENDOSI
  • IMPARARE GIOCANDO DIVERTENDOSI NATURALMENTE

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Come si usa una tavola di tracciamento?

L’idea principale come suggerisce il nome è il ricalco o meglio seguire il tracciato.

I bambini possono divertirsi a seguire il solco delle lettere, dei numeri e delle forme incise sulla tavoletta con:
1- un dito
2- un bastoncino
3- materiali naturali (ceci, fagioli, sassolini, foglie, biglie, palline di legno o feltro, spezie, mais,…)
4- del Pongo

 

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O ancora è possibile sovrapporre un foglio di carta sopra la tavoletta e ricalcare con pastelli a cera, in modo da far comparire la scritta magicamente sul foglio, fino ad arrivare a ricopiare le lettere su un foglio….

Come sempre l‘unico limite è la fantasia!

“Ogni piccola scoperta è una grande conquista, la conquista della consapevolezza di se stessi “


Ringrazio per questo approfondimento Silvia

Silvia mamma e ideatrice di MyNinapoisbox e dei giochi naturali WoodMyName

Visita il sito per scoprire tutte le tavole di tracciamento Little Me

Scopri il mondo naturale dei giochi educativi Little Me

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L’apprendimento delle lingue in età infantile: l’importanza dei cartoni animati

Gli psicologi dell’età evolutiva e i pedagogisti evidenziano quanto sia importante per lo sviluppo del bambino stimolarlo con il giusto approccio, guidandolo attraverso esperienze che coinvolgano la sfera sensoriale ed emotiva, con scelte e percorsi adattati alle varie fasi della vita.

Anche l’apprendimento delle lingue in età infantile richiede come mezzo fondamentale per essere efficace la componente ludica, tutti noi ricorderemo molto bene i film di animazione che abbiamo visto da piccoli, che avranno lasciato un segno indelebile nel nostro percorso di crescita.

L’importanza dell’apprendimento delle lingue durante l’infanzia

Lo sviluppo del linguaggio e l’apprendimento di nuove parole avviene già dai primi anni di vita e in particolare intorno ai 3 anni, quando esplorando il mondo con la sua curiosità, il piccolo inizia a comprendere in maniera ordinata le informazioni che gli trasmettiamo ed elabora logicamente anche i suoi pensieri e stati d’animo.

Questo è il momento giusto per indirizzare il bambino verso l’apprendimento di nuove lingue: la caratteristica plasticità del cervello infantile, lo renderà infatti più predisposto a imparare cose nuove, ovviamente, attraverso i giusti mezzi.

Conoscere una seconda lingua, in particolare l’inglese, potrà aprire ai vostri figli numerose possibilità di crescita future, anche in ambito lavorativo, oltre ad essere un modo per stimolare il cervello e renderlo più aperto alle nuove conoscenze in generale.

Non sempre purtroppo le famiglie hanno la possibilità di seguire i figli nell’apprendimento o pagare costose lezioni di inglese, allora perchè non unire i suoi momenti di gioco al potenziamento di queste competenze?
Anche imparare deve diventare un piacere, e se questo viene fatto servendoci di strumenti che stimolino la vista e l’udito, come colori, suoni e immagini divertenti, sarà molto più facile che i bambini apprendano e restino concentrati per un maggiore arco di tempo.

Ecco perchè i cartoni animati rappresentano un’ottima chiave per l’assimilazione di una nuova lingua.

3 cartoni animati per imparare l’inglese

Esistono tanti cartoni animati amati dai più piccini per via della loro struttura e organizzazione dialogica, e vengono ritenuti validi strumenti per l’apprendimento dell’inglese: i parametri di riferimento sono la semplicità del vocabolario e la durata degli episodi, oltre che l’aspetto prettamente ludico legato all’empatia dei personaggi protagonisti.

Tra questi cartoni si possono annoverare:

  • Sesame Street, il simpatico show ispirato ai Muppet
  • Peppa Pig
  • gli esilaranti episodi della sua famiglia e Phineas e Ferb, gli scatenati fratelli sempre in cerca di avventura.

Non è facile per i genitori trovare a disposizione sul palinsesto televisivo la programmazione di questi cartoni animati negli orari più congeniali, e per di più in lingua inglese.

Fortunatamente, ad oggi i mezzi tecnologici vengono in nostro aiuto sotto tanti punti di vista: e per questo esistono online numerose piattaforme di streaming o canali YouTube, che consentono di riprodurre i contenuti prescelti.

Ovviamente, in questo caso, sarà necessario un qualsiasi dispositivo elettronico che consenta la riproduzione dei cartoni animati e una connessione ad internet stabile, come ad esempio una delle diverse tariffe di internet illimitato disponibili sul mercato, che consentono una visione illimitata dei contenuti senza doversi preoccupare dell’eccessivo consumo di giga di cui questi video sono generalmente responsabili.

Guardare i cartoni con tuo figlio diventerà un momento di gioco e divertimento per entrambi: i dialoghi semplici e ripetitivi creano un rafforzamento delle informazioni apprese e danno la possibilità di scegliere i sottotitoli per i bimbi più grandi che imparano anche a leggere.

Infine, le risate saranno garantite con gli scoppiettanti Phineas and Ferb, che con le loro invenzioni e un pizzico di follia, lasceranno sempre un utile insegnamento ai vostri piccoli alla fine di ogni episodio.

tavolette pregrafismo little me

Dai concetti topologici al pregrafismo

Il pregrafismo è tutto quell’insieme di attività di sviluppo della motricità fine, alla base della scrittura.

Si può tranquillamente dire che pregrafismo e concetti spaziali vadano di pari passo, tanto che un bambino che si avvicina alle attività di pregrafismo e che abbia già iniziato a esercitarsi con concetti topologici ha certamente un’ottima base di partenza.

I concetti tipologici sono:

  • Dentro-Fuori
  • Aperto- Chiuso
  • Sopra-Sotto,
  • Davanti-Dietro
  • Destra-Sinistra
  • Vicino-Lontano
  • in mezzo-Ai Lati,
  • Figura-Sfondo…

L’acquisizione dei concetti topologici è fondamentale per l’apprendimento di ogni bambino poiché permettono di facilitare la comprensione delle relazioni che intercorrono tra se stesso e l’ambiente.

Inoltre nel processo di scrittura e lettura i riferimenti spaziali sono fondamentali per collocare le lettere nella giusta direzione e consolidare tutto il processo di alfabetizzazione.

Per questo motivo è davvero importante esercitare i bambini nell’apprendimento di questi concetti tramite piccole attività quotidiane o giochi creativi e educativi.

Concetti topologici e pregrafismo

L’avvicinamento alla scrittura è una tappa fondamentale che il bambino inizia a compiere in età prescolare intorno ai 4 anni.

Quali sono le tappe di sviluppo del pregrafismo

Il raggiungimento di questo processo di apprendimento è preceduto da altre piccole tappe:
– a partire dai 3 mesi di vita il bambino inizia a conoscere il proprio corpo e soprattutto osserva i movimenti e le tracce lasciate dalle proprie mani
– al compimento del primo anno circa inizia ad impugnare le prime matite producendo i primi scarabocchi
-a 3 anni inizia ad avere la capacità di produrre le prime forme come cerchi e rettangoli
-dai 4 ai 6 anni le sue capacità evolvono notevolmente fino ad arrivare al vero e proprio apprendimento della scrittura.

E’ in questa ultima fase, dai 4 ai 6 anni, che esercizi per consolidare i concetti topologici e esercizi di pregrafismo diventano fondamentali per il bambino.

Contemporaneamente inoltre impara a eseguire il tratto grafico e a colorare orientandosi nello “spazio-foglio”.

E’ sempre importante sottolineare che gli esercizi in questa fasci d’età sono utili se il tutto viene proposto in modo ludico, quindi come un gioco.

Sarà poi da questo gioco che potrà nascere curiosità e passione.

Per essere più chiari: le forzature non servono!

Strumenti utili per avvicinare al pregrafismo

In quest’ottica sono diverse le attività-gioco che si possono proporre ai bambini per rendere più accattivante e stimolante queste attività, oltre che creativo!

Un esempio sono le tavole gioco di Little Me
Si tratta di una tavola in legno naturale realizzata artigianalmente che, oltre ad essere un bell’oggetto d’arredo, è gioco unico dai mille utilizzi e ideale come attività di pregrafismo prescolare.

tavolette-pregrafismo-little-me-
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Giocando con la tavola vengono stimolati nei bambini:

  • manualità fine,
  • coordinazione oculo-manuale,
  • intuito,
  • curiosità
  • funzioni cognitive
  • linguaggio
  • gioco creativo

Come possono utilizzarla i bambini?

I bambini imparano mentre si divertono.

Possono divertirsi a seguire il tracciato delle lettere solcate sulla tavoletta con:
1- un dito
2- un bastoncino
3- materiali naturali (come mais, Lenticchie, ceci, sassolini,…)
4- del Pongo

O ancora possono sovrapporre un foglio di carta sopra la vostra tavoletta e ricalcare con pastelli a cera, in modo da far comparire la scritta magicamente sul foglio, fino ad arrivare a ricopiare le lettere su un foglio….

Viste le piccole dimensioni e il peso leggero è un gioco che comodamente può essere portato nello zaino durante una passeggiata di montagna.
Riempire le lettere con sassolini rametti e fogli il gioco si farà ancora più divertente!

La tavoletta poi viene fornita con  un bastoncino per pregrafismo.


Ringrazio per questo approfondimento Silvia

Silvia mamma e ideatrice di Myninapoisbox e la linea di giochi in legno WoodMyName

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Bambini e tecnologia: i consigli dell’ospedale Bambino Gesù sulle attività al PC durante la pandemia

In piena pandemia, ad aprile, uno studio del quotidiano China Youth Daily, condotto su 2452 genitori di alunni della scuola primaria e secondaria, rilevò che il 92,8% degli intervistati si era definito preoccupato per il troppo tempo che i figli passavano al PC.

Anche in Italia i genitori hanno sollecitato il ritorno alla scuola in presenza per i loro figli, perché si sono resi conto dei rischi per i ragazzi restando a casa:

  • sedentarietà
  • problemi di salute
  • didattica svolta male
  • scarsa capacità di socializzazione.

Sfortunatamente per alcune regioni d’Italia ancora la didattica in presenza non è un’opzione.
L’Istituto per la Salute Bambin Gesù, nella sua periodica pubblicazione “A scuola di salute” ha voluto affrontare il tema delle ricadute sulla condizione fisica dei bambini che utilizzano la tecnologia.

I consigli degli esperti

Gli studiosi hanno affrontato nel numero di “A scuola di salute” i diversi aspetti che coinvolgono tecnologia e bambini, e indicano una serie di suggerimenti per i genitori.

La tecnologia è inevitabile. Il Covid ha amplificato ciò che già stava succedendo: il diffondersi dell’uso degli apparecchi digitali nei più giovani, fin dalla tenera età.

Luciano Lotti, UX designer che scrive per il sito www.cercotech.it, ritiene che:

L’uso della tecnologia fino a 15 anni fa era molto limitato nei bambini. Poi con la diffusione dei tablet dopo il 2010, delle console e degli smartphone, è esploso. Anche i più semplici oggetti come l’uovo al cioccolato con le sorprese, riportano a un’app da scaricare per giocare in uno spazio digitale in cui ampliare l’esperienza ludica.

Uso dei social network

Per la sociologa Danah Boyd la dipendenza dei bambini non è dovuta ai mezzi tecnologici, ma allo stare insieme. Si ricercano perlopiù le relazioni preesistenti, con amici e conoscenti.

Ma gli esperti hanno individuato alcuni rischi per i bambini che utilizzano i social:

  • allontanamento dalle relazioni già esistenti, come quelle familiari
  • isolamento
  • ansia da prestazione
  • l’amplificazione del fenomeno del bullismo, che nel virtuale è svincolato da regole.

Il consiglio è di limitarne l’utilizzo.

I videogiochi

La letteratura scientifica è unanime su un’unica cosa: il tempo dedicato a quest’attività dev’essere limitato.
Un’ora può stimolare l’apprendimento e sviluppare capacità, tre ore aliena il ragazzo dalla vita reale.

Se alcuni videogiochi sviluppano aggressività in soggetti già predisposti, altri invece sono utili strumenti educativi; per questo la demonizzazione di tali dispositivi non è utile.
Si consiglia di prestare attenzione alle indicazioni per l’età di gioco che si trovano su ogni tipologia, e sceglierli accuratamente.

La  noia

I bambini moderni sono stati definiti Alpha Generation, perché sono nati con la tecnologia e la utilizzano in maniera intuitiva. Per questo se non stanno studiando, utilizzano un tablet, oppure un telefonino, lo fanno con naturalezza.

Tuttavia vanno abituati anche al tempo della noia, il momento di quiete, privo di stimoli in cui possono lasciare che la loro mente si sviluppi e crei connessioni autonomamente.
Promuoverlo è salvaguardare la loro infanzia.

 

ph credits:PublicDomainPiatures / Pixabay

giocare-creativalemte-importanza-per-creascita-bambini-ninapois

L’importanza di giocare creativamente

Nello sviluppo del bambino creare è fondamentale e il gioco è uno dei modi migliori per facilitare il processo creativo.

Per questo giocare creativamente è la soluzione perfetta!

Cosa vuol dire creare per i bambini?

L’arte di creare è un canale comunicativo ed espressivo attraverso il quale il bambino produce esternamente il proprio mondo interiore, il proprio Io.

E’ il suo modo di raccontarsi e raccontare in maniera libera da schemi.
L’opportunità di creare è tanto preziosa proprio perchè aumentare nel bambino la consapevolezza delle proprie potenzialità manuali, creative e intuitive.

Essere protagonisti è la chiave.

Lo sviluppo del pensiero creativo, se coltivato dalla tenera età, diventa poi una grande risorsa a disposizione nelle varie fasi della crescita e della vita.

Offre infatti l’opportunità di risolvere i problemi della vita quotidiana attraverso soluzioni alternative e originali.

Perchè è importante giocare creativamente?

Le attività manuali sono opportunità preziose per tutti i bambini, stimolano la curiosità e l’indipendenza nel fare, che sono le fondamenta per lo sviluppo del pensiero creativo.

L’obiettivo principale di un gioco creativo non è mai il risultato finale ma la gratificazione di aver creato qualcosa con le proprie mani alla scoperta di sé stessi e delle proprie abilità.

Cosa serve per giocare creativamente?

Non servono strumenti complessi o particolarmente strutturati per stimolare il gioco creativo. Anzi più il gioco è già costruito, e quindi solo da seguire, e meno il bambino potrà fare lui e creare. Nulla di male sia chiaro nei giochi strutturati, solo hanno altri obiettivi e stimolano diversamente i bambini.

Per giocare creativamente bastano semplici elementi come carta, forbici, colle e colori, ancora meglio se si offrono ai bambini giochi in materiali naturali.

Elementi quindi facili da trovare o che si hanno già in casa ma che offrono ai bambini l’opportunità di diventare protagonisti di esperienze creative in prima persona.

Ecco allora che che carta, forbici, colle e colori non sono più un passatempo o un’alternativa alla TV, ma un’occasione sia di divertimento e socializzazione sia di crescita personale e della propria autonomia, curiosità, creatività, manualità e autostima.

Altri benefici del giocare creativamente

Inoltre non va dimenticato che cimentarsi in attività manuali per i  piccoli è fondamentale per favorire lo sviluppo alla concentrazione, e quindi la capacità di rimanere impegnati in un compito per un periodo di tempo più o meno lungo.

In realtà…non c’è limite ai benefici che che la creatività può portare ai bambini!

Come affiancare il gioco creativo dei bambini?

giocare creativamente coin activity book ninapois

Ritagliarsi dei momenti da condividere insieme ai propri piccoli, sarà non solo per loro un momento di divertimento, ma anche per i genitori un momento per staccare dai mille impegni quotidiani, e immergersi in un’atmosfera di benessere, armonia e tranquillità insieme a loro.

E’ importante incoraggiare sempre i bambini ad esprimere la propria personalità senza giudicare la qualità delle loro realizzazioni.

Perchè il gioco sia davvero un momento di crescita occorre permettere lodo di esprimersi liberamente  lasciando totale libertà al corso della loro inventiva e creatività e rispettando il loro pensiero divergente.

Il gioco creativo non è solo un gioco, ma come dice Michèle Freud, psicoterapeuta :

“La creatività è l’opportunità di sviluppare una personalità originale”

 

Scopri il mondo dei giochi naturali ed educativi che aiutano a sviluppare il gioco creativo

Ringrazio per questo articolo
Silvia mamma e ideatrice di @myninapoisbox

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Foto di cottonbro da Pexels

come vivere da gemelli

Cosa significa vivere da gemelli

Da sempre i gemelli sono un argomento d’indagine per la ricerca scientifica: com’è possibile concepirli? Quali variabili intervengono? Qual è la diffusione nel mondo di parti gemellari?

L’interesse per le gravidanze gemellari è stato tale da creare un vero e proprio Registro Nazionale dei Gemelli in Italia, finanziato dal Ministero della Salute dagli anni Cinquanta per studiare la vita “a due” e il ruolo della genetica nelle malattie. Anche l’Università degli Studi di Torino la studia da oltre dieci anni nel suo “Progetto Gemelli”, la cui referente è la professoressa Piera Brustia. A Torino il focus è la vita dei gemelli, il percorso educativo e familiare che condividono e la formazione del personale sanitario che si relaziona con loro.

Dall’altra parte dell’Oceano la ricerca scientifica va a braccetto con l’engagement, in America troviamo il più grande raduno del mondo di gemelli.
Dove si tiene? Ovviamente a Twinsburg, la città dei gemelli, lì i partecipanti si possono conoscere, fare attività di gruppo e sottoporsi a esami clinici.

Ma che cosa significa vivere da gemelli fin dai primi momenti di vita?

La gravidanza dei gemelli non è come quella degli altri bambini, infatti spesso è a rischio, perché il più delle volte si verificano casi di nascita prematura.
Pertanto, fin dal concepimento la madre dovrà prestare un’attenzione maggiore alla condizione fisica dei suoi bambini.
Quando nasceranno, dovrà avere delle premure per poter allattare al seno entrambi i figli, il che costituirebbe un fattore ottimale per la crescita, ma comporta un grande sforzo da parte della puerpera.

Tenete sempre presente che avere dei gemelli significa dover moltiplicare l’amore e le cure, gestire più di un bambino da calmare nei momenti di pianto disperato o in caso di malattia. Avrete anche bisogno di molte cose doppie o più, come i seggioloni su cui far stare i piccoli durante i pasti in contemporanea, una culla per ognuno affinché non si infastidiscano durante il sonno, un passeggino gemellare per gestire il trasporto insieme anche senza l’aiuto di altri e due seggiolini per viaggiare in auto; tutto ciò di cui avete bisogno per la loro sicurezza.

Vivere da gemelli a scuola

Per ogni genitore la scelta dell’educazione scolastica da dare a un figlio è un momento cruciale che determina il suo futuro, ancor di più quando si tratta di gemelli. Per semplificarsi la vita alcuni scelgono di iscrivere i figli nella stessa classe, ma i pedagogisti moderni ritengono che sia un errore.

La condivisione degli stessi ambienti a scuola e a casa potrà portare i due bambini a problemi di integrazione nel gruppo classe e ad atteggiamenti di scontro verso gli altri. Invece separarli, permettere che sviluppino affetti differenti, consentirà ai propri figli uno sviluppo più indipendente e li farà uscire dal rapporto osmotico tipicamente gemellare.

Vivere da gemelli a casa

Uno degli errori più diffusi riscontrati dagli psicoterapeuti e pedagoghi che hanno lavorato con queste famiglie, è la tendenza dei genitori a considerare  i figli un “blocco unico” e non differenziarli abbastanza anche nell’educazione.
È corretto non favorire l’uno o l’altro, ma i bambini sono differenti e come tali vanno abbigliati, stimolati e fatti divertire. Altrimenti si creeranno rivalità per la ricerca di attenzioni dei propri genitori.

La vita dei gemelli, che tanto intrigante sembra vista dal di fuori, in realtà è una continua ricerca di equilibrio.

 

foto:Pixabay

vantaggi-imparare-spagnolo-da-piccoli

I vantaggi di imparare lo spagnolo da piccoli

Negli ultimi tempi sempre più persone stanno imparando una seconda lingua. In effetti, in un mondo sempre più globalizzato e collegato, conoscere una seconda lingua può essere davvero vantaggioso. In particolare, molti identificano lo spagnolo come la lingua ideale da apprendere, che dovrebbe essere insegnato sin da bambini.

Perché è importante e come lo si può fare nel migliore dei modi?

Ecco tutto quello che occorre sapere al riguardo.

Imparare lo spagnolo da bambini: perché è importante?

Non tutti sanno che apprendere una lingua da bambini è diverso dall’impararla quando ormai si è adulti. Certo, al tempo d’oggi alcuni considerano imparare una seconda lingua molto più semplice, visto che possono sfruttare corsi online ed applicazioni intuitive da consultare direttamente sul proprio smartphone.

Tuttavia, ci sono alcuni vantaggi che solo i bambini possono sfruttare.

Ad esempio, i piccoli hanno tanta voglia di imparare, sono curiosi e portati a scoprire nuove cose. Dietro quest’atteggiamento non c’è solo curiosità infantile, ma è il loro cervello che desidera apprendere ed acquisire informazioni. Sotto questo punto di vista quindi, la lingua può essere appresa in modo rapido e completo, senza problemi di alcun genere.

Inoltre, se lo spagnolo viene insegnato ai bambini, questi ultimi otterranno sicuramente un ottimo accento. Questo perché impareranno contemporaneamente due lingue e non saranno portati a pronunciare parole straniere con la tipica intonazione della lingua madre. L’accento sarà quindi quello naturale ed il bambino potrà sfoggiare una favolosa conoscenza di un secondo idioma.

Quali sono i vantaggi dell’apprendere lo spagnolo da piccoli?

A questo punto, qualcuno potrebbe voler conoscere quelli che sono i vantaggi nello apprendere lo spagnolo da piccoli. Sicuramente, grazie a questo fattore i piccoli crescendo possono godere di una maggiore apertura mentale. Apprendere una lingua non vuol dire solo concentrarsi su lezioni grammaticali e regole da rispettare. Piuttosto, significa conoscere una seconda cultura, studiare a fondo le usanze di un’altra società, ricercando i suoi valori ed ammirandoli.

In campo pratico poi, riuscire a conoscere lo spagnolo può essere incredibilmente vantaggioso per il futuro del piccolo. Attualmente la lingua spagnola è una delle più parlata al mondo. Viene parlata in tutto il mondo, specialmente in Sud America e negli Stati Uniti. Questo significa ottenere numerose opportunità di studio o lavoro crescendo. Padroneggiare lo spagnolo è già fondamentale nel mondo lavorativo odierno e nel prossimo futuro diventerà quasi un must per chi vuole ottenere una brillante carriera professionale in qualsiasi settore.

In che modo i bambini possono apprendere lo spagnolo?

Per riuscire a far imparare ai piccoli una seconda lingua, è consigliato iscriverli a corsi speciali. In questo modo, potranno essere a contatto con i loro simili ed essere seguiti da professionisti competenti e preparati per ogni evenienza. Il loro percorso sarà memorabile, a poco a poco i bambini ameranno partecipare alle lezioni, cercando di imparare sempre di più su questa nuova lingua.

Per chi lo desidera, è possibile trovare anche un ottimo corso di spagnolo a Brescia contando su professori precisi, attenti ed umani. In ultima analisi, i bambini dovrebbero davvero apprendere lo spagnolo e nelle mani giuste possono farlo in modo divertente ed efficace.

Generazione-Alpha-per-bambini-tecnologici-tempi-Covid

Generazione Alpha per i bambini tecnologici ai tempi del Covid

Le nuove generazioni di cittadini italiani sono assolutamente smart.
Bambini sempre più piccoli
sono perfettamente in grado di usare la tecnologia con grande naturalezza e intuitività.

A questi bambini sorprendenti, nati letteralmente con lo smartphone in mano, è stato dato un nome: Alpha Generation.

Qual è, nel dettaglio, il rapporto tra i nostri bambini, la tecnologia digitale e i nuovi media?
Quali sono i rischi e soprattutto quali sono i consigli degli educatori per aiutare i genitori a gestire al meglio il tempo che i piccoli passano davanti ai device tecnologici?

Il rapporto tra bambini e tecnologia

Da uno studio recente è emerso è che oggi il 62% dei bambini inizia a usare i device tecnologici prima dei 5 anni. In particolare i più piccoli preferiscono lo smartphone (perché più facile da gestire con le loro piccole mani) o il tablet per giocare, guardare video e cartoni animati.

Solo il 9% dei bambini è però libero di utilizzare il proprio device in completa autonomia (e si tratta comunque di bambini più grandi, tra gli 8 e i 10 anni): gli altri lo fanno generalmente sotto il controllo dei genitori.

Il ruolo dei genitori

In questa delicatissima fase della vita dei bambini il ruolo dei genitori è fondamentale per educare a un uso corretto e sicuro delle nuove tecnologie.

Secondo educatori esperti sarebbe molto negativo demonizzare le nuove tecnologie e impedire ai bambini di far pratica nel loro uso, a patto che tutto avvenga con i dovuti tempi rispettosi delle abilità infantili in termini di psicomotricità. Non sviluppare confidenza con smartphone e tablet fin dalla tenera età metterebbe i bambini in una condizione di svantaggio rispetto ai coetanei. Questo però non significa che i device tecnologici debbano essere utilizzati come strumenti di intrattenimento universale. Al contrario i genitori devono imporre regole per sviluppare un uso responsabile della tecnologia nei propri figli

Tra l’altro la formazione dei genitori nella gestione del rapporto tra bambini e tecnologia oggi può rivelarsi un aiuto fondamentale per le famiglie con bambini piccoli che manifestino dipendenza dai dispositivi elettronici.

Sviluppare il giusto approccio e le giuste tecniche di controllo della scalpitante generazione Alpha è importante soprattutto nel momento storico che stiamo affrontando, come sottolinea Erika Cecchetto, che cura il sito web ReviewBox: “Nel periodo del lockdown i piccoli hanno aumentato moltissimo il tempo trascorso davanti a telefonini, tv, consolle da gioco ma anche computer fissi. I bambini dagli 8 ai 10 anni utilizzano i loro device per circa 2 ore al giorno, mentre i bambini più piccoli per circa 1 ora e mezzo. Nell’ultimo periodo il 10% dei bambini utilizza i propri device anche per seguire le lezioni della didattica a distanza”.

Considerando che anche i genitori potrebbero dover lavorare da casa attraverso computer e tablet, è diventato praticamente indispensabile dotare ogni famiglia di un device da destinare esclusivamente all’utilizzo dei bambini, così che possano svolgere le loro attività senza bloccare i device necessari ai genitori per svolgere attività lavorative in smartworking o telelavoro.

foto: Anviere / Pixabay

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L’importanza dello storytelling

Il “raccontare” una storia narrata e strutturata è un esercizio molto importante che contribuisce a porre le basi dell’alfabetizzazione.

Attraverso lo “storytelling”, ovvero la narrazione di storie, il piccolo ha la possibilità di drammatizzare il proprio mondo interiore, lavorando sulle sue emozioni e i suoi vissuti, sentendoli accolti da un adulto significativo.

La loro autostima ci ringrazierà e sarà un attimo di divertimento ed entusiasmo anche per i grandi.

Perché giocare a un gioco narrativo o di narrazione?

Ecco alcuni motivi:

  • Sono emozionanti e rimangono indelebili nei ricordi dei nostri bambini.
    Le avventure di carta Nina Pois non a caso nascono dai miei ricordi di infanzia, quando il mio caro nonno, era solito raccontarmi storie sempre nuove e inventate, semplicemente facendomi osservare alcune statuette che si trovavano in casa sua.
  • Stimolano la creatività o l’immedesimazione.
    Lo storytelling è inoltre una valida terapia attraverso la quali il bambino esteriorizza il proprio mondo interiore, ricostruendo e rivivendo nelle storie che racconta, il suo passato, il suo presente e il suo futuro.
  • Sono perfetti per giocare in coppia o in gruppo, stimolando cosi la cooperazione e la condivisione.
    Un gioco creativo in cui non esistono ne’ vincitori ne’ vinti, nessuno è in competizione. La cooperazione tra grandi e piccini diventerà un valido strumento di successo per divertirsi e condividere del tempo di qualità insieme ai propri bambini.
  • Le storie possono essere fonte di ispirazione, o possono insegnare qualcosa.
    I personaggi di Nina Pois nascono dalla mia immaginazione con l’intento di promuovere attraverso le loro avventure valori come l’altruismo, il rispetto, il dialogo, la comprensione, la solidarietà, la cooperazione, l’amicizia e l’equità tra persone.

 

In questo modo il vostro gioco creativo si trasformerà in un vero e proprio gioco di narrazione, immedesimazione e drammatizzazione.

Scopri il mondo dei giochi naturali ed educativi che rinforzano lo storytelling

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Silvia mamma e ideatrice di @myninapoisbox

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Unire in puntini sulla carta per unire i puntini nella mente

Le prime schede operative che vengono proposte quando si inizia un percorso secondo il metodo Feuerstein sono proprio schede in cui si “gioca” ad unire i puntini.

In un primo momento può davvero sembrare un gioco, come quelli che di trovano sulle riviste e questo ha certamente un grande vantaggio nell’approccio: non ci sente interrogati o analizzati, ma stimolati nel risolvere l’enigma.

Anche perché, a differenza dei giochini da relax, sulla scheda non sono presenti i numeri che guidano nel trovare la figura finale.

Sono invece presenti delle figure che devono essere ricostruite all’interno di schemi sempre più complessi.

Difficoltà graduale

Tutto chiaramente è graduale perché l’esercizio serve per stimolare la mente in maniera positiva.

Così all’inizio è facile unire i puntini e ricostruire le figure, poi adagio adagio la difficoltà aumenta perché le figure da ricostruire non sono più una accanto all’altra ma sovrapposte, ruotate, intrecciate e accavallate.

Ecco che allora occorre iniziare ad osservare il groviglio di puntini in modo diverso.

Occorre capire il “trucco” per avere un riferimento utile a ritrovare le figure che sono sempre presenti, solo in posizione diversa.

E qui inizia il bello!

La difficoltà graduale stimola a trovare la soluzione in situazioni sempre più complesse, con una certezza: la soluzione c’è sempre!

La guida nel lavoro

Fondamentale è la guida e l’affiancamento in questo tipo di lavoro.
Non tanto per avere qualcuno che spiffera la soluzione, ma per avere un aiuto nel vedere e porre l’attenzione su ciò che non si era ancora visto.

Occorre infatti attivarsi per trovare punti di vista diversi, per capire come ci si sta muovendo e che pensieri si stanno attivando per arrivare alla soluzione.

Spesso le cose non vengono viste semplicemente perché non le si conosce, quindi conoscerle le porta in luce  e fa si che le si possa individuare prima nel groviglio di puntini.
Ed è questo il lavoro!

schema-puntini-attivalamente

Unire i puntini, il lavoro

Si inizia da un insieme di puntini più o meno ordinati per:

  • Scoprire cosa si vede e cosa no
  • Cercare strategie risolutive
  • Trovare dei riferimenti e definire una regola
  • Mettere attenzione su cosa può essere utile e cosa no
  • Riflettere sull’efficacia della strategia pensata

Per agire e completare le figure.

Le riflessioni dopo il lavoro

L’esercizio chiaramente non può finire quando le figure sono complete.

Ripercorrere i passaggi che la mente ha fatto per risolvere l’enigma porta a capire di più su come ragioniamo e accende l’attenzione su quello che facciamo, o non facciamo, automaticamente per affrontare le situazioni.

E poi si aggiunge un tassello in più, o meglio un ponte: il portare tutte queste riflessioni e considerazioni dall’attività sulla carta alla vita di tutti i giorni.

Qui la guida è fondamentale per aiutare il bambino ( o l’adulto) nel fare un lavoro di astrazione man mano sempre più complesso e fare una importante riflessione che può essere dal generale al particolare (metodo deduttivo) o dal particolare al generale (metodo induttivo) a seconda dei casi.

Le domande guida per la riflessione

  • Quando o come metto in atto le stesse strategie?
  • Quando o come commetto gli stessi errori?
  • Come posso fare la prossima volta che mi trovo in quella situazione?
  • Come posso evitare di trovarmi in quella situazione?

Da puntini a lampadine

La mente poi è pazzesca: dopo un primo momento necessario per capire lo stimolo nuovo che riceve inizia a lavorare portando a galla riflessioni molto importanti e accendendo le “famose” lampadine delle intuizioni.

Il bello è che poi continua e continua a lavorare trovando nuovi parallelismi nella vita e trovando soluzioni sempre nuove.

E così da un’attività che può sembrare semplice, come quella di ricostruire figure unendo i puntini, si accendono lampadine importanti nella mente che permettono di unire altri puntini che non sono più sulla carta, ma che sono le azioni, i pensieri, gli automatismi che si mettono in atto.

In questo modo la mente viene stimolata, stuzzicata e allenata.

Vuoi saperne di più?
Studio pedagogico cognitivo Attivalamente
Via Dante 191, Sarezzo
Dott.ssa Monica Licciardello – Tel. 328 414 87 20monicalicciardello66@gmail.com
Dott.ssa Cristina Gatta – Tel. 339 266 59 28cristina@al3k.it
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concetti-topologici-ninapois

Dentro-fuori, aperto-chiuso… l’importanza dei concetti topologici per i bambini

concetti topologici sono le nozioni che riguardano lo spazio che ci circonda.

Sono quindi:

  • Dentro-fuori
  • aperto- chiuso
  • sopra-sotto
  • davanti-dietro
  • destra-sinistra
  • vicino-lontano
  • in mezzo-ai lati
  • figura-sfondo

Aiutare il bambino a fissare questi concetti di base è molto importante per l’apprendimento e l’orientamento.

L’acquisizione dei concetti topologici è fondamentale per l’apprendimento di ogni bambino poiché permettono di facilitare la comprensione delle relazioni che intercorrono tra se stesso e l’ambiente.
Inoltre nel processo di scrittura e lettura i riferimenti spaziali sono fondamentali per collocare le lettere nella giusta direzione e consolidare tutto il processo di alfabetizzazione.

Concetti topologici non chiari nel bambino generano grande confusione non solo a suola, ma nella vita in generale!

E’ possibile iniziare ad introdurre i piccoli ai concetti topologici già in età prescolare con dei piccoli accorgimenti.

Come introdurre i concetti topologici?

L’introduzione e il rafforzamento dei concetti topologici può avvenire in maniera semplice ed immediata, coinvolgendo i bambini nelle nostre attività quotidiane.
L’elenco sarebbe infinito, ma iniziamo con qualche esempio:

– Durante la preparazione dei pasti ad esempio possiamo invitare il bambino a inserire gli ingredienti dentro una ciotola ,con questa semplice attività il bambino rafforzerà il concetto fuori-dentro.

– Una volta rientrati a casa possiamo chiedere al bambino di chiudere la porta, un semplice gesto che rafforzerà il concetto di aperto-chiuso.

– Riordinando la cameretta si può invitare il proprio piccolo a raccogliere i giochi che si trovano sotto il letto per allenare il concetto di sopra-sotto.

E così via dicendo…

In realtà coinvolgere i propri bambini nelle attività quotidiane a piccoli passi e’ sempre un ottima iniziativa.

È molto importante che i bambini vivano esperienze da protagonisti sin da piccoli per offrire loro una grande opportunità di arricchimento attraverso il saper fare e non solo attraverso il semplice osservare.

Partecipare attivamente ad attività e esperienze è il miglior carburante per alimentare l’autostima dei bambini e per renderli a piccoli passi sempre più autonomi, e il gioco è un grande alleato per rinforzare i concetti topologici in maniera divertente e naturale.

Scopri il mondo dei giochi naturali ed educativi che rinforzano l’apprendimento dei concetti topologici

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giocatori-disordinati-riflessioni-sellini-dipendenza-tecnologia

Giocatori disordinati?

“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.”
Shopenhauer

Si parla molto, in questi tempi, di tecnologie e di rischi per la salute dovuti all’uso eccessivo di questi mezzi di comunicazione.

Quali rischi si corrono?

Oltre a quelli che sono emersi in questi anni, legati a fenomeni più eclatanti come quello del cyberbullismo o del sexiting, si rischia, abusandone, dice la ricerca, anche altro, per esempio la dipendenza da videogiochi.
Quest’ultima, comparirà nella prossima revisione del manuale nella «lista ufficiale» delle malattie dell’International Classification of Diseases, prodotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cui uscita è prevista per metà anno.
Si tratterebbe del cosiddetto gaming disorder, che rientrerà nella categoria “disturbi dovuti a un comportamento dipendente”, la stessa, ad esempio, di chi scommette in modo patologico.

Ma di che si tratta?

E’ un tipo di dipendenza che si dice attivi gli stessi circuiti neuronali che vengono innescati con le dipendenze da sostanze come alcol o droga.
Si calcola che tra lo 0,5 e il 6% della popolazione, soprattutto tra i 12 e i 20 anni, svilupperà una dipendenza da uso delle tecnologie.

Eppure possiamo fare un’analisi critica, com’è possibile che si attivino circuiti neuronali legati all’uso di sostanze deprimenti come l’alcol o come la “droga” (cosi definita genericamente, ma chi studia le droghe sa bene che gli effetti sono diversi a seconda della sostanza), senza che vi sia l’assunzione di una particolare sostanza psicoattiva, intromessa nel corpo organico?
Occorre ricordare che l’essere umano vive di attivazioni sensoriali, date dall’interazione tra i segni che coglie nell’ambiente, in base a quel che sa ed ha appreso, in relazione all’età, e sviluppa l’intelligenza e la memoria a lungo termine, se si gioca in modo adeguato».

Qualcuno potrebbe dire, vediamo gli effetti, il ragazzino o il giovane, passa molte ore a giocare.
Non riesce a non usare quello strumento, se non lo usa diventa irascibile, non è in grado di smettere di utilizzarlo anche se invitato a farlo e ad occuparsi di altro, etc…

Ora, affermare che il ragazzino ripete lo stesso comportamento perché ha creato delle abitudini, degli automatismi, dei quali è inconsapevole, è ben altra cosa rispetto a dire che la sua condotta dipende dalla tecnologia, perché la correlazione la pone l’osservatore.

Certamente il corpo si attiva ma la mente non è slegata dal corpo.
Dunque quel che fa, lo fa intenzionalmente, perché ottiene vantaggi che gli interessano.

Il punto dunque è quello di aumentare la sua consapevolezza, rispetto ai suoi atti, ai suoi intenti ed alle strategie che adotta per ottenere un certo tipo di esito.

Al di là di quello che accadrà l’anno prossimo, già oggi spesso i genitori mi chiedono come devono comportarsi, preoccupati per l’uso sconsiderato che i figli fanno di questi apparecchi.
Occorre porre attenzione ad alcuni segnali, evidenti, che fanno intendere un cambiamento nel comportamento dei ragazzi.

Il problema, non riguarda solo i ragazzini, questo va detto.
Anche gli adulti vivono problemi simili e molti ne sono inconsapevoli.

Il punto non è l’uso delle tecnologie in sè, quanto piuttosto l’abuso ed i problemi che da questo, ne possono derivare :

  • aumento di peso legato alla sedentarietà,
  • minori competenza comunicative dialogiche,
  • ridotte competenze relazionali
  • incapacità a far fronte alle durezze della vita
  • calo del desiderio sessuale
  • disinteresse verso altre attività o hobby a cui prima erano interessati, come lo sport, la musica, il rapporto con gli amici

Che può fare un genitore oggi?

Porre attenzione è il primo passo.
Per il resto vi invito, se notate atteggiamenti che vi destano preoccupazioni, resto a disposizione.


Ringrazio per questo interessante approfondimento e stimolo alla riflessione:
dott.ssa Mariza Sellini
Psicologa e psicoterapeuta
telefono 338 458 16 05
mail: marziasellini@gmail.com

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Falsi miti da sfatare nel rapporto con i figli

Da dove arriva tutta questa fragilità?
Tutta questa confusione su cosa fare o non fare con i figli?
Com’è che anche le questioni più semplici a volte diventano terribilmente complesse?
Perché i nostri antenati erano così imperfetti coi bambini, ma risultava più facile per loro procreare cinque, sei, sette figli?

D’un tratto, nel giro di pochi anni, è diventato tutto molto complicato.

Com’era prima

Vediamo quali erano le tre caratteristiche presenti nel corso di millenni di storia umana:

gioco libero: non esistevano attrezzature particolari, i bambini si autorganizzavano con quello che avevano (noccioli di albicocche o pesche, figurine, ecc…). Nessun adulto si poneva come istruttore. Era sufficiente un adulto che li sorvegliasse da lontano.
gruppo spontaneo: collegato al gioco libero. Ossia gruppi infantili di cortile, condominio o quartiere che si aggregavano per fare delle attività (giochi di ogni sorta).
vita nella natura: dove per natura si intende qualcosa di molto semplice come una nevicata, una pozzanghera, una raccolta di lumache, un sentire da qualche parte o un arrampicata sull’albero. Era una fonte di apprendimento continuo. Pensiamo anche all’educazione sessuale che veniva acquisita mediante l’osservazione della vita degli animali.

Fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta avviene un cambiamento antropologico epocale.
Lasch, uno studio americano, intercetta questo cambiamento e lo definisce “l’avvento dell’età del narcisismo”.

Si passa pertanto dalla società dei legami, della condivisione, della famiglia allargata a quella dell’individuo in quanto tale e della sua capacità di rendersi visibile. Si parla pertanto di “famiglia nucleare” la quale si ritira uscendo da un contesto comunitario. Lo strumento che permette questa trasformazione agli inizi degli anni Ottanta è proprio la televisione commerciale.

I bambini iniziano a trascorrere ore e ore davanti la televisione, è un mondo fantastico e ciò determina un cambiamento importante.
I bambini v gnomo visti come qualcosa non più da educare, ma da conservare preziosamente.
Non devono più litigare con gli altri, sbucciarsi le ginocchia, sporcarsi, inventarsi giochi nuovi.
I genitori sono i primi a vivere quel modo mondo e trasmettono quindi ai loro figli questa vita ben organizzata e sistematizzata, lontana dall’infanzia infantile.

I bambini non meritano un ritorno al passato, ma un’offerta educativa differente, che sviluppi le loro enormi risorse.

I miti da sfatare:

Ti devono ascoltare

Un bambino di 3 anni ha tempi di attenzione limitata, è inutile pertanto fargli discorsi lunghi perché si rischia solamente di creargli confusione. Così come, riferendomi alla tecnica del time out sociale, non sono in grado di riflettere autonomamente ad un suo comportamento scorretto. Il genitore di oggi, invece, è stato spinto a pensare di avere davanti un piccolo filosofo. Ricordiamo che il bambino non è in grado di comprendere concetti troppo astratti anche perché ha un cervello di tipo sensoriale e pratico. Non bisogna procede con gli ordini perché si rischia di creare disobbedienza e opposizione. Servono regole chiare, procedure semplici e ben comunicate usando termini oggettivi e impersonali: “è ora di andare a letto”, “ ci si alza da tavola quando tutti hanno finito”. Le regole sono efficaci perché danno sicurezza e creano consuetudini prevedibili.

Giocare con i figli è un obbligo

Il bene per un bambino è giocare con i suoi pari. I genitori non dovranno equipararsi al figlio di sei anni sforzandosi a fare un gioco insieme. Il genitore dovrebbe organizzare lo spazio gioco (es. portandolo al parco e invitando i suoi amichetti). Oppure quando un genitore ritorna a casa dal lavoro e viene assalito dal figlio perché vuole giocare, sarebbe meglio creare una routine che favorisca il riposo notturno del bambino (portarlo a lavare le mani e denti, leggergli una storia, raccontargli cos’ha svolto il genitore durante la giornata) e che non faccia sentire il genitore in obbligo di giocare dopo una giornata estenuante di lavoro. Nel fine settimana ci sarà tempo per giocare anche un po’ con mamma e papà.

Non puoi costringerli

“cosa vuoi fare oggi?”, “ vuoi andare al parco o dalla nonna?”,”vuoi che stasera ti metta a letto la mamma o il papà?”. Sono domande che possono generare ansia nel bambino. Il bambino ha bisogno di imparare buone abitudini e non prendere decisioni che mamma e papà non sono in grado di prendere. Possono invece scegliere che tipo di gioco hanno voglia di fare, perché possiedono intuito e in quel caso sanno perfettamente cosa li diverte.

Il dialogo a tutti i costi

La tendenza al “discussionismo” deriva da anni in cui l’attenzione è stata posta sulla necessità di parlare tanto con i figli spiegando loro tutto. Perché passare ore a convincere un bambino di tre anni ad andare a letto presto la sera? A quell’eta la soglia di attenzione è molto bassa e smette presto di ascoltare. Capisce solo che i suoi genitori non sono chiari e fermi nell’organizzazione delle regole.

Parlare ai figli come se fossero adulti

Parlare con i figli è piacevole, importante e rafforza i legami affettivi. Pensare che diventi il metodo educativo per eccellenza risulta l’anticamera di equivoci generando aspettative che non troveranno soddisfazione. (Es. “ gli ho parlato e finalmente pare abbia capito”).

Sono nativi digitali, non puoi impedirglielo

Una buona educazione passerà anche dalla gestione della dimensione digitale, che dev’essere centellinata e rimandata all’età corretta. Mezz’ora al giorno al massimo di televisione o schermi dopo i tre anni e, dai sei anni in su si potrà salire a quaranta- cinquanta minuti. I primi anni di vita devono essere completamente sensoriali: il bambino n cessata di compiere esperienze tattili, olfattive, uditive, giocare con l’acqua, la sabbia e materiali differenti. La mano, infatti, è l’organo più in connessione con le aree cerebrali che contribuiscono allo sviluppo.

Non lo controlli abbastanza

I bambini sono assolutamente in grado di gestire i conflitti tra di loro. La presenza educativa degli adulti non si risolve nel controllo dei figli, quasi che non si dovessero mai perdere di vista. Si tratta piuttosto di una presenza affettiva organizzata.

Cercare il disturbo

Negli ultimi quindici anni i bambini sono stati il bersaglio di un processo di neuromedicalizzazione. In tempi brevi sono raddoppiate le certificazioni di disabilità neuropsichiatria collegate alla legge 104 sull’assistenza. Si tratta di eccessi diagnostici che andrebbero contenuti anziché essere incoraggiati. I bambini difficili sono sempre esistiti e una scuola di qualità li ha sempre saputo gestire senza ricorrere a etichette diagnostiche. Prima di ricorrere a queste etichette diagnosticheranno bisognerebbe verificare la qualità educativa della vita di un bambino.

Devi stargli vicino

La vicinanza senza confini nasce proprio da questo sentimento di empatia totale verso i figli, al limite della sostituzione. Ciò può avvenire in tanti modi: lasciarli entrare in bagno quando ci sono i genitori, usare lo smartphone assieme, coricarsi nel letto del figlio, fare i compiti assieme se non al suo posto, raccontare tutto, non tenere nascosto nulla a prescindere dall’età. Ricordo che senza porre alcuna distanza è impossibile educare. L’eccessiva vicinanza rischia di creare nel genitore disturbi dell’ansia da separazione (es. Gite scolastiche che dovrebbero essere un’occasione di crescita per i figli, ma che spesso si trasforma in un momento di apprensione per il genitore che resta a casa).

Ringrazio per questo interessante approfondimento
Silvia Montagna
Pedagogista e riflessologa plantare
Telefono: 349 069 94 04
Email: misssilvia86@icloud.com
Profilo Instagram: riflessologia_plantare (Silvia Montagna)

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Come questo tempo e questo virus impatterà sulla vita dei bambini?

Mi presento mi chiamo Silvia sono una pedagogista educatrice di asilo nido e istruttrice di acquaticità neonatale,

Il mio lavoro mi porta a  stretto contatto con famiglie, genitori, bambini, nonni, zii e tutte le persone che fanno parte del meraviglioso mondo dell’infanzia.
Nel quotidiano mi trovo ad affrontare domande dubbi perplessità richieste di consigli da parte dei genitori.

Ogni dialogo è accolto con il cuore ma ci tengo sempre a fare una premessa importante:

Gli esperti primari dell’educazione dei propri figli sono i genitori; sono loro che conoscono i propri figli al mille per mille senza sconti, conoscono percepiscono ogni loro cambiamento.

Una mamma sa perfettamente leggere negli occhi del suo cucciolo. È proprio per questo che vi invito a riflettere sull’importanza dello star bene come persone perché se voi state bene riuscite a trasmettere serenità ai vostri bimbi.
Ogni esperto di educazione vi potrà consigliare al meglio ma cosa sia davvero il meglio per il proprio figlio lo sa prima di tutto la famiglia; vero è che molte volte mettendo come giusto al primissimo posto i bimbi ci dimentichiamo di noi stessi…

“Non puoi aiutare nessuno se non metti in gioco te stesso” cit. Carl Rogers

Quanti di voi si sono messi in gioco come mai prima d’ora in questi mesi di lockdown?

Facciamo tesoro di un momento difficile perché io sono certa che ogni famiglia abbia riscoperto il piacere di vivere il tempo del bambino, di trovare il momento per osservare il proprio figlio, per scoprirne le meraviglie che spesso a causa della frenesia ci sfuggono.

Sicuramente siete stati messi anche alla prova, ci saranno stati momento di alti e bassi ma è bello potersi ascoltare dentro ogni tanto, è bello poter ripartire con nuova carica.
Ed è proprio ciò che accadrà d’ora in poi, lentamente si ricomincia ma cerchiamo di non perdere questo vissuto intenso.

Cerchiamo di far tesoro del tempo e promettiamoci di prenderci cura di noi stessi proprio per dare il meglio con i nostri figli, una passeggiata, un caffè con le amiche, una semplice doccia con calma… sono gesti semplici ma non scontati per mamme e papà.

Vi ho introdotto a questo importante aspetto dello “stare bene” come genitori poiché il periodo appena trascorso lascerà segni indelebili nei bimbi; difficoltà di cui ci accorgeremo soprattutto nel corso della ripresa.

Non voglio allarmarvi, la mia vuole essere una semplice visione della situazione per orientare il modo di porsi verso il futuro.

Il bambino ha bisogno di una socialità con i pari per crescere al meglio, ha bisogno di confronto, di contatto, di prove, di condivisione e tutto questo non è stato possibile per troppo tempo. La difficoltà l’abbiamo percepita noi adulti che attraverso smartphone, pc etc potevamo mantenere un contatto o almeno un’idea di ciò, figuriamoci i piccoli!

Ogni genitore, io ne sono certa, ha cercato di riorganizzare la propria vita per sopperire alle mancanze e si sono creati legami fortissimi tra madre e figlio ancor più forti di prima; le idee e gli input dalle strutture educative non sono mancati, la crescita globalmente parlando non è cambiata ma la socialità aiuta i bimbi sotto molti aspetti dello sviluppo.

Prima di tutto i bimbi vivono di routine e da marzo la routine è stata stravolta e sconvolta; l’aver ricreato nuove routine è già molto utile per una minima stabilità ma la mancanza di socialità soprattutto di pari innesca un meccanismo di fragilità; i bambini hanno bisogno di essere messi alla prova, di avere un proprio spazio, un proprio tempo con altri bambini.

Lo sviluppo cognitivo è essenzialmente un processo sociale. La vita dei bambini è ricca di incontri e la necessità di variare i contesti di apprendimento è fondamentale.
Il periodo trascorso in situazione di emergenza può sembrare breve ma se pensiamo ai ritmi di crescita dei bambini ha occupato buona parte dell’anno, periodo in cui la permanenza in un unico contesto, quello familiare ha limitato notevolmente la possibilità esperienziale al di fuori ma a mio parere non è stato uno stop completo.

Oggi riapriamo gli occhi verso un mondo un po’ diverso, speriamo non per molto, e diamo la possibilità ai bambini di riconquistare a poco a poco quel contatto sospeso.
I timori sono assolutamente umani e fondati ma il bene dei vostri bimbi è ancor più importante, ripartiamo in sicurezza, ma ripartiamo insieme!

E proprio in queste settimane i vostri bimbi avranno la possibilità di tornare alla socialità in modi un po’ diversi da quelli a cui erano ed eravate abituati ma il rientro sarà sicuramente speciale.
Questi nuovi metodi di gestione che hanno limiti solo se ci chiudiamo a un solo punto di vista, esplorando meglio scopriremo quanto la possibilità di una gestione in piccoli gruppi da parte di una sola educatrice o insegnante sia un metodo molto promettente per dare stabilità, ovvero la presenza della stessa figura di riferimento, ma anche per permettere di svolgere attività e sperimentare esperienze che in gruppi più ampi non è possibile proporre.

Il legame familiare consolidato nel periodo di lockdown potrà non soltanto perdurare ma persino fortificarsi ulteriormente, importante per i vostri figli è il sentirsi ascoltati e ciò non significa assecondare richieste ad ogni occasione ma spiegare il perché di determinate scelte o dare motivazioni adeguate al loro sviluppo cognitivo.
Significa condividere con loro momenti semplici ma speciali che non sono necessariamente artefatti, anzi se in quarantena li avete coinvolti nello svolgimento di alcune faccende domestiche perché non mantenere l’abitudine? Apparecchiare la tavola insieme, l’aiuto in cucina, la raccolta differenziata, suddividere i panni da lavare per colore, annaffiare i fiori, … etc.

E’ molto importante per l’autostima e la fiducia in sé stessi portare a termine un compito e svilupparne le capacità con l’esercizio che per i bimbi può divenire un gioco.
Il loro sentirsi parte integrante del sistema familiare li appaga molto e il loro aiuto per voi è prezioso e lo sarà anche in futuro.

Potete anche decidere di prendervi maggior tempo per altri momenti insieme nel week end o nei giorni in cui avete l’intera giornata a disposizione potendo gestire lo scorrere del giorno in modo tranquillo. Non sempre sarà possibile ma provateci.

Non è assolutamente necessario mirare ad essere perfetti anzi spesso è controproducente, ogni persona, ogni famiglia ha un proprio equilibrio e ciò non va mai dimenticato.
La stanchezza, la frustrazione, giornate difficili non devono essere necessariamente viste come ostacoli ma come segni dell’importanza dell’ascoltarsi e del sapersi fermare il mettersi in gioco significa anche impegnarsi ad affrontare anche alti e bassi.

Proprio quando eravamo “bloccati”ci siamo accorti di tutte le risorse di cui siamo dotati e di quanto potesse mancarci la nostra quotidianità, di quanto anche le emozioni negative debbano essere ascoltate provate, sentite e a volte condivise.

E non dimenticate che quello sguardo curioso di un bambino che sembra far finta di non vedere in realtà coglie ancor più in profondità di quanto si possa credere … buon nuovo inizio a tutti!!!

 

Ringrazio per questa condivisione:
Silvia Pezzotti
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